Quando ti muore un parente e sei indiano, meglio poi se sei hindu, quello che devi fare è versare le sue ceneri nel Gange. Se sei fortunato la tua famiglia abita da qualche parte vicino al fiume, altrimenti hai 2 strade. La prima e più semplice è far cremare a casa tua il corpo e portare o spedire le ceneri a Varanasi. La seconda è un po’ più complessa e dipende da alcuni fattori tipo i soldi ed è quella di spedire il corpo in aereo. Nel caso, visti i tempi tecnici, si ricorre al ghiaccio. Ma veniamo al dunque.. I corpi arrivano avvolti nei vestiti. Bianchi se è un uomo, rossi se è una donna e oro se è un anziano. Arrivano coperti da un telo variopinto. Ben legati a una specie di lettiga fatta in bambu e trasportata da 4 membri maschi della famiglia o amici molto vicini al morto. Prima il cadavere viene portato vicino al Gange e bagnato con l’acqua del fiume sacro. Poi viene lasciato asciugare sulla riva per 5 minuti prima di essere portato su una pira di legna. Interessante sapere che la legna te la devi comprare e ne serve un bel po’ per consentire al corpo una bella cremazione della durata di circa 3 ore. Il fuoco che viene usato è preso da una fiamma che si racconta sia accesa da più di 3000 anni. Ora dovrei cercare conferme a questa situazione almeno improbabile, ma mi piace sognare e mi affido al racconto di 2 ragazzi indiani. I ghat sono scalinate che danno sul Gange. A Varanasi ce ne sono diversi ma solo in 2 si bruciano corpi. Nel primo che vediamo il ragazzo ci racconta che si bruciano al giorno circa 60-70 corpi e sostiene che la fiamma del tempio sopra le nostre teste arda, mantenuta dalla sua famiglia, da 4500 anni. Nel secondo ghat, il più grande e quello che consente di andare direttamente da “Dio” un altro ragazzo racconta che si bruciano circa 300 persone al giorno e la fiamma arde da 3500 anni. Ma torniamo alla cerimonia. A questo punto al tuo parente devi togliere il telo e quindi rimane solo con i vestiti e il viso scoperto. Se lo fai tu vuol dire che sei il parente più vicino, tipo il marito o il figlio. Dimenticavo che quando parlo di te intendo che sei un uomo, perchè le donne non possono partecipare alla cerimonia per 2 motivi. La cremazione è una cerimonia di purificazione attraverso il fuoco. Versare lacrime nel luogo della cremazione renderebbe impuro il rito e le donne, si sa, hanno la lacrima facile e complicherebbero le cose. Questa è la prima ragione che tutti penso condividiamo. La seconda è che la donna quando attacca con il piagnisteo è incontenibile e a volte si è buttata dentro al fuoco. E se qualche lacrima rende impuro il rito figuriamoci un suicidio. Quindi donne giustamente bandite. Torniamo a te che a questo punto per facilità diremo che sei il figlio. Tu sei vestito completamente di bianco che nei funerali indiani è il colore che indica la purezza. Ti sei bagnato nel Gange e rasato a zero. Tu assieme ai parenti maschi farete un giro antiorario del cadavere a rappresentare i 5 elementi (fuoco, aria, terra, acqua e un altro che non ricordo) e poi accenderai il fuoco e aspetterai lontano che passino le 3 ore. Se fai parte della casta alta, dei brahmini per il tuo caro c’è un posto in prima fila sul Gange. Un po’ più indietro se sei della casta media e ancora più indietro se sei di quella bassa. Poi non sono un intenditore di caste ma mi spiegano che poi all’interno di ognuna pare ci siano sottocaste. Ma comunque non è importante ai fini della storia che termina con un cumulo di cenere e così da migliaia di anni si salutano i propri cari.

Ci sono però 5 casi in cui non si crema. Se sei un bambino (perchè sei ancora puro), se ti ha morso un cobra, se sei una donna incinta, se sei un santone e sei sei un animale.

Questa è più o meno la storia su cui farei affidamento almeno nelle linee generali. I ragazzi mi parevano preparati, ma in un caso è finita dentro a un negozio che lavora la seta e nel secondo con la richiesta insistente di denaro. Poi le storie non coincidevano perfettamente in tutto. But anyway è stata una di quelle robe forti, non è che capita tutti i giorni veder bruciare un corpo a 10 metri. Purtroppo non c’è audio video a supporto perchè è vietato. Il secondo ragazzo, tra le cose più improbabili che mi ha detto ricordandomi che non si può fotografare, c’è quella che proprio ieri un turista israeliano ha fatto una foto, la famiglia si è arrabbiata, gli ha buttato la macchina fotografica nel fuoco e la polizia gli ha fatto 5000 dollari di multa e 5 mesi di galera. Un israeliano.. massè..

Dopo Srinagar abbiamo inaugurato:

  1. i giri in bus che mi han devastato il culo a forza di sobbalzi. E sperimentato la variabilità, direi la personalizzazione nella gestione dell’argomento bici da trasportare. Ora si sa, gli indiani sui bus ci caricano anche un altro bus, ma se si tratta di una bicicletta allora siamo in presenza di un oggetto sacro almeno quanto una persona visto che paga come noi seduti. Questo in un caso. In un altro le bici pagano come una persona sola. In un altro un forfait. Ma la cosa sublime è che te li carichi te. Cioè monti sul bus ti fai dare le bici su, le appoggi sul cassone e poi con le TUE corde se le hai, fissi la bici. Robe da matti. Che poiquando scendi con le mani sporche senti uno degli operai che ti chiede dei soldi per averti aiutato a tirare su la bici. Ma va a cagher!

  2. Come Asterix e le 12 fatiche, riuscire a prenotare dopo 3 tentativi un biglietto di treno. Per farlo tentiamo ad Haridwar alla stazione in cui ricevo il foglio da compilare per la prenotazione e già nonci salto fuori perchè ad esempio non so il nome e il numero del treno. Incredibile vero? Sarei li proprio per conoscerlo. In agenzia pare che i treni da Delhi per Varanasi siano in waiting list, ma il ragazzo trova che ci sono posti in “foreign quota”, cioè una parte riservata agli stranieri ma per problemi legati all’account non può comprare i biglietti. Il giorno dopo vado ad Haridwar in stazione e il tipo mi dice che lui la “foreign quota” non può prenotarla e devo andare a Delhi. Ma dico io devo solo comprare un biglietto del treno cazzo! A Delhi a dimostrazione che il sistema indiano è semplice, è presente un ufficio solo per stranieri. In coda ad Haridwar un ragazzo indiano è venuto a chiedere informazioni a me per compilare il form di prenotazione. Comunque alla fine ho avuto il biglietto

Con il viaggio invece, dopo fatto tappa a trovare il Dalai Lama che passa in macchina e saluta, abbiam lasciato le bici a Delhi e ci siamo sparati le 3 città sacre hindu. La fricchettona Rishikesh, la più genuina Haridwar e ora qui nella caotica, magica, piena di vacche Varanasi. Alla sera in tutte e 3 le città si svolge la cerimonia del Ganga Aarti che dovrebbe essere una maniera di rendere omaggio a Ganga il fiume sacro. Tra le 3 il primo posto per me va ad Haridwar in cui per tutto il giorno le persone si immergono nel fiume, fanno le abluzioni. La cerimonia non è tanto sfarzosa ma la location è superba. La corrente del fiume è forte e alcune catene aiutano a non farsi trascinare. A Rishikesh la cerimonia sembra più turistica, si svolge davanti ad uno degli ashram più famosi della città e termina con il santone che arriva e canta. A Varanasi l’acqua è ferma. Sicuramente più insalubre. La cerimonia non è niente di speciale rispetto alle altre 2 ma è la città che trasmette sacralità.

Tutto bene quindi e in più tutto questo migliorerà il mio karma, così come risucire nell’obiettivo di non mettere le mani addosso a nessun indiano prima di tornare a casa. Nessuno di quelli che

  • Hello!

  • Hei sir!

  • Where do you go?

  • What do you want?

  • You want a boat?

  • Pashmina?

  • Have a look!

  • You need a rickshaw?

Per ora le tecnica è con la giusta gradualità ignorare, rispondere “No Thanks”, “No means no” e poi voltarsi, mettere una mano sulla spalla del simpatico venditore e con un gran sorriso dire “I say NO” o “maybe in the next life”.

 

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