Da Leh a Srinagar entriamo un po’ nell’attualità indiana. Dispute di confine come ce ne sono tante. Qui sono un po’ più asprine e diciamo che non corre buon sangue con il vicino Pakistan. Il problema a leggere un po’ in giro e a sentir la gente pare essere la proprietà di un ghiacciaio (si chiama Siachen) e poi naturalmente il Kashmir che è conteso tra i due Stati ma che ha anche un forte movimento indipendentista all’interno. Per farla breve la strada che abbiam percorso corre lungo il confine indo-pakistano e naturalmente è fortemente militarizzata. La cosa ha i suoi lati negativi rappresentati soprattutto da convogli militari in strada che tiran su polvere ed ogni tanto qualche check point. Ma ha anche i suoi lati positivi come ad esempio una strada sempre ben asfaltata oltre a pollici alzati e sorrisi da parte dei soldati.
La quota su cui ci muoviamo sta tra 2800 e 4100 metri quindi molto più bassi rispetto a prima. La pedalata è più fluida anche se alcuni dislivelli si fan sentire.
Lasciando Leh i primi 2 giorni terminano con altrettanti monasteri. Alchi ed il più famoso Lamayuru. Ormai ci abbiam fatto un po’ l’occhio almeno all’iconografia e tutto appare simile. Mi colpisce sempre e comunque tutto ciò che è antico, ma antico antico antico.. tipo a Lamayuru, tra le statue di Buddha Sakyamuni e Avalokiteshvara c’è un piccolo antro con 3 statue di argilla all’interno. Proviamo a vedere meglio dentro ma è scuro. Un giovanissimo monaco per fortuna ci accende una luce mettiamo a fuoco le 3 statuette che raffigurano 3 persone. Sanno di antico rispetto a quello che c’è intorno a noi. La spiegazione a fianco svela che in quell’antro tra il 1000 e il 1100 un monaco meditò per 12 anni.. che roba..
Dall’alberghetto attaccato al monastero si vede il Fotu La, il primo dei 3 passi che affronteremo fino a Srinagar. La mattina sarà una dolce salita, sempre con il fido vento come compagno ostinato e contrario, ma partendo presto lo anticipiamo di qualche ora. Dopo il passo scendiamo a Mulbek e ci fermiamo in una topaia che però dà direttamente su una statua di Maitreya di 8 metri scolpita direttamente nella roccia. Maitreya è il Buddha del futuro, che a detta di chi ce lo ha spiegato arriverà in un futuro così lontano che probabilmente non ci troverà più nessun essere umano. Comunque ricorda vagamente i Buddha di Bamyan che i talebani nella loro lungimiranza e tolleranza hanno pensato bene di far saltare in aria qualche anno fa. Anche in questo caso la cosa che più mi colpisce è che sta li pare dall’8° secolo D.C.
Da li sempre spingendo contro il vento siam passati e abbiam dormito a Drass che rimane famosa per essere la seconda città abitata che ha fatto registrare la più bassa temperatura al mondo. Nel gennaio del 2010 è andata sotto a -60°C. Il primato spetta a una città della Siberia che ha fatto registrare un caloroso -71°C. Comunque nel nostro caso non ha fatto così freddo. Comunque è stato freddo e la doccia calda è stata più che mai gradita. Lo Zoji La è stato poi l’ultimo dei passi del nostro viaggio. Attorniato da tante montagne con guglie appuntite devo dire che incute un certo timore. La slaita è stata facilitata da un inaspettato asfalto che ha bilanciato il vento contrario. Il panorama davvero da cartolina, con cavalli e pecore liberi al pascolo, il fiume con acqua cristallina, piccoli villaggi che abbiam passato con tanti bimbi all’uscita dalla scuola nelle loro uniformi che cercavano di prendere un cinque al nostro passaggio.
In cima solo un cartello a 5 metri dalle nostre teste, non la classica pietra miliare bella colorata. Un po’ malinconica come lo stato d’animo per sapere che poi è solo discesa e avremo finito di pedalare. E invece inizia l’avventura. Come ci aveva fattopresagire qualche commento di alcuni motociclisti, appena varcata la cima l’asfalto termina e inizia quella che dovrebbe essere una discesa. Lo sterrato è in pessime condizioni. La strada corre sul bordo della montagna con lo strapiombo da una parte. A volte è così stretta che ci passa giusto giusto un camion. Eh appunto i camion. Da giù arrivano carovane intere di camion che sbuffano all’inverosimile trasportando soprattutto benzina e sollevando un megapolverone al loro passaggio, oltre ad impedirci di continuare. E poi sobbalzi continui e pure la pioggia a un certo punto. Insomma la discesa peggiore del viaggio che per fortuna a un certo punto ci regala l’asfalto, la strada si allarga e a gran velocità ci infiliamo in uno scenario montano di tipo alpino. A me ha ricordato un po’ il Cadore. Comunque tra le cose, la discesa ti fa entrare il freddo nelle ossae l’arrivo a Sonmarg richiede per scaldarci una bevanda calda e per me una Parantha che è una piadina ripiena che si mangia con qualche salsa mediamente piccante. Il padrone sikh c’ha pure da dormire e con Marghe in contrattazione nonsi vince mai e per 300 misere rupie abbiamo la stanza e una bella doccia calda. A scendere fino a Srinagar è un piacere che culmina con una bella sistemazione lungo un piccolo e silenzioso canale, lontano dai clacson e dalla confusione della città. Punto di partenza ideale per farsi un bel giro in bici lungo le sponde del lago che richiama turisti da tutta l’India per visitare i famosi giardini e soprattutto per soggiornare all’interno delle houseboat. Sono case galleggianti fatte costruire in principio dagli inglesi che pragmaticamente avevano aggirato il divieto da parte delle autorità indiane di costruire case da parte di stranieri. Una breve ma rilassante parentesi dopo aver concluso anche la terza parte del viaggio.
Ma naturalmente non può essere tutto descritto in queste poche righe! Infatti ci sarebbe da aggiungere:
Diarrea a Srinagar forse colpa del freddo o forse di cibo troppo piccante. Un indizio in effetto può essere anche il bruciore patito sul cesso.
La rottura a Drass del cavalletto della mia bici. Poi dopo poco che siam partiti sento un gran crac e mi cede il culo. Mi fermo e la sella è per terra con la vite che la mantiene in posizione spezzata in 2. In Paese non si trova, cerco un’ora ma niente, neanche di simile. Da buon Mc Giver ispeziono le 2 bici e alla fine faccioa ndare bene la vite del mio manubrio che credo regoli la durezza dello sterzo anche se non ne sono sicuro. Comunque anche in questo viaggio, Bomba (la mia bici si chiama così) mi ha voluto dimostrare la sua contrarietà a tornare a casa.
I bambini in area musulmana che quando ci vedono ci chiedono “one chocolate”
La capacità di contrattare di Marghe, anche contro acerrimi nemici come i kashmiri che in quanto a contrattare forse sono secondi solo agli arabi. Si è dimostrata irremovibile rispetto al nostro budget che ogni volta scendeva quasi alla ricerca di un record minimo, finora attestatosi su 300 rupie per una stanza che sono tipo 4 euro.
Il vento contrario che ha messo a dura prova i nostri nervi
Kargil una città musulmana teatro più volte di guerra, in cui cambia completamente lo scenario, compaiono i veli per le donne, da quelli light fino al burqa. Poi moschee e negozi di dolci ben forniti.
“Hello my friend!” sentito mille volte a Srinagar da parte di kasmhiri che ti vogliono appioppare una pashmina, un tappeto, una houseboat, un giro in barca…

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