La seconda parte della grande C formata dalle valli di Kinnaur, Spiti e Lahaul si fa intensa. Dopo Tabo e il suo incredibile monastero entrando nel quale si fa un salto all’indietro nel tempo, finalmente arriviamo alla cittàprincipale dello Spiti, Kaza. Un po’ più grande e un po’ più turistica di quelle viste finora, ma pur sempre qualcosa di più simile ad un villaggio che aduna città. Da li in poi abbiam saltato alla grande fino a raggiungere la Manali – Leh. La strada che pensavamo fosse già in condizioni terrificanti, passa al limite della praticabilità. Incredibile vederci camion, jeep e qualche sporadico autobus, oltre alle moto che ogni tanto si ritrovano per terra. Sempre più di frequente dobbiamo scendere dalal bici e spingerla in mezzo all’acqua che invade completamente la strada. A volte riusciamo a pedalarci sopra. La mattina presto è bella ghiacciata. Comunque il discomfort ha il suo fascino. E’ un po’ masochistico lo so ma per me è così. Sarà forse perchè mi mantiene sempre vigile e non mi annoia come una strada asfaltata che corre in pianura. Raggiungere il Kunzum La (4500 mt) sa di impresa epica. Gramphoo è l’ultimo avamposto della valle prima che la strada si unisca alla mitica Manali – Leh Highway. Il passo Rohtang La è alla nostra sinistra, ma noi puntiamo dritti verso Leh. Asfalto perfetto, verde di campi coltivati, ghiacciai che colano da tutte le parti. Il panorama è favoloso. Da un certo punto di vista sono soddisfatto di essere riuscito a terminare il giro delle 3 valli, ma da un altro un po’ mi dispiace perchè ora tutto sarà più semplice. E invece niente di più sbagliato! C’è molto più asfalto ma l’altitudine si fa pagare a caro prezzo. Mi aspettavo ci fossero molti più servizi, insomma un posto molto più turistico. Girano di sicuro molte più moto, camion, pick up ecc. ma i nomi dei Paesi sulla cartina altro non sono che piccoli agglomerati di tende che fanno sia da ristoranti che da hotel. Certo le insegne sono abbastanza ridicole, tipo Hotel Debring davanti a una tenda malmessa e polverosa. Di questo giro da ricordare sicuramente:

– 4 passi attorno ai 5000 mt (Baralacha La, Nakeela La, Lachulung La, Tanglang La) conil più alto a 5300 metri di altitudine.

– La Marghe che cade tra il secondo e il terzo passo in una discesa sterrata rimediando una escoriazione larghina su un palmo e una su un ginocchio. E dulcis in fundo anche la rottura del cerchio della ruota davanti che da buon Mac Giver ho tamponato con del nastro americano che ci ha permessodi arrivare fino a Leh e comprarne uno nuovo

– La diversificata fauna umana che ci è passata davanti in un intero pomeriggio passato nella tenda a Debring a 4660 mt. Un gruppo di 4 uomini che si sono bevuti l’impossibile tra birra e chang, una sorta di birra di riso fermentato 3 giorni. Poi arriva un tipo con un sacco e tira fuori un po’ di spezie che cerca di vendere ai 4 e alle 2 padrone della tenda. Questo vendeva piccole confezioni di zafferano puro a 50 rupie l’una, cioè circa 70 centesimi di euro! Con quello che costa da noi.. Poi arrivano 6 lavoratori di quelli che vediamo tuttii giorni mentre pedaliamo spaccare pietre, preparare bitume e comunque spaccarsi la schiena. Alcuni sono già brilli e ordinano chang e rum a cui aggiungono acqua. Vengono quasi tutti dal West Bengal e non so come dar loro torto se affogano nell’alcol i pensieri. Tanto viaggiare permette di comprendere quanto a volte il caso di farti nascere in Italia sia già un privilegio che prima di tutto andrebbe compreso e poi condiviso con l’accoglienza e non protetto con le barriere verso chi meno fortunato ha bisogno per vivere di riempire la propria vita di lavori estenuanti, mal pagati, lontano dalla famiglia e senza poter mai arrivare enanche vicino alla possibilità di godersi una vacanza.

– Cercare un posto dove mangiare qualcosa all’interno di un villaggetto e ritrovarsi invitati dentro ad una stanza addobbata a preghiera con un tavolino imbandito e 3 uomini che stanno pregando. Dopo poco ci portano del tè e delle specie di crescentine fritte. Dopo un po’ facciamo per andarcene ma pare che dobbiamo aspettare il pranzo che arriva in forma di chapati, uova sode, formaggio fermentato, marmellata e burro di arachidi. Ogni tanto fanno capolino bimbi e curiosi della novità del giorno. Guardando fuori dalla finestra qualcuno fa un giro sulla bici di Marghe. Salutiamo quasi commossi da tanta ospitalità.

– Cercare acqua in una serie di tende che non c’erano sulla cartina e scoprire di essere sul set di uno spot pubblicitario della TATA con 6 ragazze che in perfetto inglese ci fanno mille domande a cui rispondiamo ricevendo continuamente degli “Wowwwwwwwww” all’unisono.

– Le notti in tenda (la mia) sotto il cielo stellato in tendopoli o dove capita.

– Riso, Dahl e chapati come piatto unico nel vero senso della parola, che praticamente non c’era nient’altro.

– La mancanza di ossigeno durante le salite e i muscoli che bruciano ad ogni sforzo sono stati elementi costanti che hanno reso ogni minima pendenza una sorta di sfida a pedalare contro l’altitudine

– Mille paesaggi diversi, dai ghiacciai che costellano tutta la prima parte del percorso, a zone più desertiche con canyon che ricordano le montagne rocciose. Da formazioni rocciose similissime alle piramidi di Segonzano fino ad incredibili formazioni probabilmente di origine vulcanica dalleparti di Lato. Queste per me sono state veramente spettacolari. Sembra che la terra sia esplosa e una volta fuori sia rimasta completamente ghiacciata. Pinnacoli che si proiettano verso il cielo, stretti, con le pareti laterali quasi liscie, distanziati gli uni dagli altri in maniera quasi geometrica. E la roccia rosa .. spettacolare davvero.

– Senza doccia per 5 giorni

– Il freddo intenso ad alta quota che ci ha fatto spesso andare ad infilare nel sacco a pelo alle 7 di sera per evitare di tremare anche dentro le tende allestite. Solo in una la famiglia ha acceso una stufa rudimentale a fiamma e ci siamo scaldati attorno riuscendo anche a comunicare un minimo. E assieme al freddo l’attesa la mattina del sole, dei primi raggi che scaldano le prime ore di pedalata, senza i quali bisogna vestirsi come si dice “a cipolla”.

– Un tipo su una ruspa che mi fa segno di fermarmi e mi chiede con un sorriso a 50 denti se voglio fumare erba

Ahhhhhhhhh!! e niente internet!! aiutoooooooooooooooo! 🙂

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