E la prima settimana in India è passata. Come in tutti i viaggi se ripenso al primo giorno mi sembra sia un mese fa. All’aeroporto di Delhi arriviamo il 15 Agosto, giorno dell’Indipendenza Nazionale indiana. Infatti dopo aver trovato un posto fuori alle 6 della mattina arriva un militare che ci chiede perchè non abbiamo chiesto il permesso e quanto ci mettiamo a finire. Gli dico che faccio prima che posso e lui mi sollecita. Maglia e pantaloni madidi di sudore in un attimo ma ce la facciamo. Anche se non al 100% le bici sono almeno guidabili e iniziamo a pedalare. La sensazione delle prime pedalate per me è sempre di straniamento, forse per la fatica della preparazione finita la quale c’è subito la ricerca di punti di riferimento per arrivare al primo posto che per noi è la stazione dei treni per raggiungere Shimla. Dopo varie peripezie tra cui anche il giro nel “malfamato” quartiere musulmano (almeno si dice..) e dopo aver attraversato o meglio guadato alcune strade allagate dopo 20minuti di pioggia, riuciamo ad avere in tasca il biglietto di autobus per Shimla. Il treno troppo complicato tra festa nazionale e bici da trasportare. In una notte su un treno ghiacciaia arriviamo a Shimla dove occorre almeno un giorno di riposo mettendo assieme la stanchezza accumulata tra aereo e bus. Facciamo una serie di prelievi per avere denaro per le 2 settimane successive, guardiamo giovani giocare a cricket in piazza sotto lo sguardo attento dei macachi qui davvero numerosi e… fastidiosi. Ma simpatici almeno per me che non abito li. Finalmente giunge il momento di inforcare le bici. Da Shimla percorreremo tutta la valle del Kinnaur per poi passare in Spiti e Lahaul prima di infilarci sulla strada per Leh. Ora ci troviamo a Tabo in Spiti e finora è andata alla grande. Qui la varietà è tanta da tanti punti di vista.
TEMPO: Elemento in grado di cambiare la tabella di marcia di ogni viaggio in bici, come quello di una coppia di italiani che per le piogge, quindi frane e allagamenti ha dovuto rinunciare a terminare il loro giro in Luglio. Siamo alla fine dei monsoni ma magari qualche colpo lo spara ancora pensiamo. Sergio un ragazzo italiano incontrato a Reckong Peo ci racconta che a Shimla una settimana prima pioveva tutti i giorni. Insomma per farla breve direi che i monsoni siano finiti! Visto che di acqua ne abbiam vista solo a Delhi e Shimla, poi per il resto cielo a volte coperto e poi tanto sole fino ad ustionarci.
STRADE: Anche in questo caso abbiamo iniziato con l’asfalto e poi proseguito con ogni forma di sterrato. Da quello misto asfalto che ti fa ricercare continuamente le traiettorie migliori per infilare i punti più lisci, a quello puro, pieno di pietre, buche, avallamenti. E poi sabbia, guadi di piccoli rivoli d’acqua. Il tutto sia in salita che in discesa con tutte le dovute attenzioni del caso.Finora diciamo che siamo ad un 50% asfalto e 50% sterrato.
CUCINA: Diciamo che il cibo indiano a me piace e anche un bel po’. Poi qui quasi tutto è vegetariano e quando non lo è spesso è specificato. Però in pratica il tutto si risolve in riso con condimento vari o chapati (specie di piadina) con condimenti vari. Ciò che accomuna ogni cosa che si mette in bocca è che è piccante. Da un po’ piccante a estremamente piccante, e al cesso si sente!
Verso lo Spiti entriamo in un’area di presenza tibetana e quindi diventa più facile mangiare piatti cinesi come i chow mein (spaghetti) o i momo (ravioli). Comunque tutto buono, tant’è che io mangio la stessa roba indifferentemente a colazione pranzo e cena. Da bere invece ottimo il chai che sarebbe il te che qui fanno con il latte (di capra suppongo) a cui aggiungono il te e del cardamomo. Una prelibatezza.
GENTE: Essendo zona di confine capita di vedere indiani che escono completamente dal clichè. Quindi d’accordo gli indiani dei film o quelli dei negozietti sotto casa (anche se sono probabilmente pakistani e si incazzerebbero a essere confusi con indiani),poi ci sono i sikh con i loro turbanti e le loro barbe. Ma verso lo Spiti ci sono quelli con i lineamenti cinesi di pelle chiara ma anche di pelle scura.
ALTITUDINE: Per ora siam bassi. Il punto più alto finora toccato è 3800 mt che giusto per dare un’idea corrisponde alla cima dell’Antelao che è la montagna più alta delle dolomiti. Ho preso una pastiglia per il mal di montagna che l’unico effetto che ha avuto è stato quello collaterale di farmi venire male al fegato, stanchezza e farmi alzare per pisciare 6 volte di notte. Comunque tutto procede bene e direi che il processo di acclimatamento prosegue secondo le migliori tecniche alpinistiche. Stasera si dorme a 3300.

Il Kinnaur è una regione in cui la strada scorre lungo il fiume Sutlej in una valle molto stretta. La roccia è franosa. In gergo si parlerebbe di sfasciumi. L’esercito e i BRO (azienda che si occupa della manutenzione delle strade) sono continuamente al lavoro per riaprire le strade dopo alluvioni e frane. A noi capita di dover aspettare il lavoro della ruspa un paio di volte. Spesso incrociamo cartelli che avvertono del pericolo di caduta massi. Alcuni hanno disegnato un semaforo e a fianco è scritto “Stop, Look, Go” come promemoria di quello che devi fare. In Spiti la valle si apre anche se il rischio di caduta massi rimane come dimostrano i sassi che ogni tanto si trovano sull’asfalto caduti chissà quando. In fondo come tante cose nella vita si tratta di coincidenze.

Si va bene ma si fa fatica in bici o no?!?!? Si cazzo! Però d’altronde mica ce l’ha prescritto il medico no? Nella prima settimana di pedalata ci siamo sparati circa 5000 metri di dislivello con salite interminabili, pendenze strappamuscoli, pedalando su terreni che fanno continuamente sobbalzare la bici. Ma allora perchè lo fai? Si lo so uno che si fa le domande e si dà le risposte avrebbe bisogno di uno bravo.. prometto che quando sono a casa ci vado. Beh comunque lo faccio perchè la sensazione di libertà è al massimo. Perchè la conquista di un luogo lo rende più affascinante e appagante. Perchè i panorami che si ammirano sono selvaggi, maestosi e da lacrime agli occhi in certi momenti. Perchè durante il giorno capita sempre di fermarsi in un piccolo villaggio e vedere come scorre la vita in un luogo in cui di turisti non se ne vedono. Perchè la bici rende tutto imprevedibile e io ho un’attrazione particolare per la ricerca di “curve”. Si potrebbe parlare a lungo ma credo che se mettessimo sulla bilancia i pro e i contro lo strumento assomiglierebbe di più ad una catapulta che scaraventerebbe a 10 km di distanza i contro.

Tornando poi al viaggio, tutto quello che è scritto sopra condito con
Cannabis che cresce infestante come la menta ovunque
Militari ubriachi a pranzo a Nako
Una convention buddista
Rischio di strangolamento di Marghe con bandierine buddiste
Monastero buddista magnifico del 900 d.c. a Tabo
Elettricità che va e viene
Acqua che si può bere
La bellezza del monte Kailash
Una foratura

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