Dopo una parentesi tranquilla e a sprazzi pure solare al mare, ritorniamo a Bangkok con un nave+bus di un 12 orette. L’idea di affrontare il traffico della capitale che va a lavorare non mi piace granchè, ma per fortuna ci sono d’aiuto l’arrivare alle 6 di mattina e l’avere da percorrere poco più di 10 km. Alla fine si rivela una bella pedalata accompagnata dal risveglio dei più mattinieri, dall’apertura dei primi chioschetti uno dei quali ci obbliga alla sosta. Ormai tra i mille cerchiamo sempre quello che ha quelle specie di mini gnocchini fritti perchè facilmente ha anche il pentolone di latte di soia. E infatti ci scappa una bella colazione dopo la quale raggiungiamo la scuola che ci dovrebbe ospitare. Il quartiere è davvero tranquillo, alla scuola una ragazza capito chi eravamo, prende il telefono e chiama miss Supaporn che a dispetto del nome è un’anziana signora che deve avere un ruolo molto importante a scuola e con la passione della bicicletta. Al telefono mi spiega che poco distante c’è una casetta in cui potremo restare e che non sa se riusciremo a vederci perchè impegnata in altre cose. Ci ritroviamo così con una stanza gigante con bagno a nostra disposizione. Abbiamo le chiavi e tre giorni per andare a zonzo a BKK. in un negozio di bici poco lontano dalla casa recuperiamo subito 2 box per la fase di impacchettamento e poi diamo inizio ad una 3 giorni che per farla breve ci vedranno impegnati in contrattazioni sul prezzo di un sacco di roba che costa comunque pochissimo. Camminiamo quasi a voler evitare come il veleno i mezzi di trasporto. Kilometri e kilometri di cammino cittadino in mezzo a mercati traboccanti di carrettini che cucinano qualunque cosa. Bancarelle e venditori ovunque. Hai la sensazione di ritrovarti in un mondo diviso in 2 categorie. Se sei li o stai vendendo o stai comprando. Passiamo da piccoli mercati a centri commerciali multipiano stracolmi di negozi e banchetti un po’ ovunque. Il tutto condito da ettolitri di acqua che cadono improvvisamente per 1 ora allagando la strada e poi danno tregua per qualche ora e poi giù di nuovo. Nel frattempo la gente va (noi magari aspettiamo che smetta) perchè parte di quel mondo. L’acqua non fa “paura” come da noi. La temperatura rimane sempre mite e bagnarsi è tanto normale quanto asciugarsi appena smette. Il rischio che si corre è invece quello di cercare riparo, una volta bagnati, all’interno di un negozio o centro commerciale entrando in un ambiente pseudoinvernale e correndo il rischio di beccarsi raffreddori eblocchi vari in giro per il corpo. La gente in giro che tossisce non fa che confermarlo. Ma così è, da queste parti una felpa serve solo per robe così o per gli autobus che quando hanno l’aria condizionata diventano delle celle frigorifere da cui si trova sollievo solo alla sporadica apertura delle porte ad ogni fermata quando un alito caldo ti risolleva prima del ricongelamento. Prendiamo autobus, metropolitana, barca, taxi, tuk-tuk.. li proviamo tutti i mezzi di trasporto della capitale. Visitiamo il Wat con il grande (lungo..) Buddha sdraiato. Me ne resto fuori avendolo già visto in un altro viaggio e non essendoci rimasto soddisfatto. Sta li incastrato perfettamente nel palazzo, poi comuqnue dopo quello di Bago, questo a BKK mi sembra robetta. Entra Marghe e non appena dentro di nuovo diluvio. Fanno al loro comparsa i venditori di ombrelli e k-way che “spacciano” la loro merce a turisti in preda al panico da acqua.
A “casa” intanto è arrivato un cicloturista koreano che stanco di studiare veterinaria perchè troppo stressante ha deciso di prendersi un po’ di tempo e si è messo a viaggiare per fare ordine nelle idee così ci dice. Quando si avvicina la fine di un viaggio è come se il fuoco si vada spegnendo piano piano. La consapevolezza del ritorno appesantisce la giornata come la prospettiva di 24 ore per tornare. Impacchettiamo le bici, prepariamo i 2 scatoloni con le borse e un po di cibo per l’attesa che avremo a istanbul ed un taxi che carica le bici ci passa a prendere ed in un’ora siamo in aeroporto. Aereo. Casa.

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