Siamo sul traghetto per Koh Phangan, piove a dirotto e qui fuori fa pure freschino. Sarà che siamo umidi dopo aver preso l’acqua nei 3 km pedalati per arrivare al porto, ma potrebbe essere peggio. Il bar sulla nave si trova all’interno di una cella frigorifera. La temperatura a cui tengono gli ambienti entrando produce uno shock. Non ci avviciniamo neppure. Avevamo pure guardato le previsioni del tempo che non lasciavano molte speranze in quasi tutto il sud del Paese. Dopo l’interminabile, ma comodo, viaggio da Chiang Mai in bus, alle 14 siamo a Phuket Town. Abbiamo il contatto di una coppia di warmshowers che si è offerta di ospitarci. Abitano all’estremità sudorientale dell’isola, vicino all’acquario. Ricomponiamo le bici con tutte le borse e ci fermiamo appena vediamo il mare per mangiare qualche patata dolce cotta, uno tra i miei “street food” preferiti. Un pickup che sta passando rallenta quando ci vede,scende una ragazza e timidamente ci chiede se siamo gli italiani. Deve sapere qualcosa.. E’ un’amica della coppia che ci ospiterà e mi sembra di capire che ci offrano un passaggio fino all’acquario. Naturalmente non se ne parla neppure, dopo più di 20 ore sedutisu un pullman, 15 km si fanno volentieri. Riprendiamo la strada e dopo aver verificato la “situazione coffefrappè” (anche a sud ci san fare) arriviamo a destinazione. La prima persona che vediamo è Ilona, una cicloviaggiatrice belga di 21 anni che da una settimana è ospite a casa di Ay e Tho che compaiono subito dopo con bei sorrisi. Ci mostrano la stanza che han preparato scusandosi per il disordine che troviamo in giro. Ci mancherebbe pure. Sono quelle occasioni in cui staresti sempre a ringraziare e invece ti ritrovi con il padrone di casa che si scusa. Ilona viene “sfrattata” sul divano per la sua ultima notte. Sta viaggiando da Febbraio in bicicletta dall’Australia. Partita dal Belgio con l’idea di lavorare in Australia per guadagnare qualche soldo per poi viaggiare, dopo un paio di mesi ha ritenuto di aver risparmiato abbastanza. Il progetto era quello di tornare indietro lentamente con i mezzi pubblici. Poi l’incontro con un ragazzo con cui pedala in Australia e le nasce l’idea di tornare a casa in bici. Ora punta verso nord ma appare ancora un po’ confusa sul come affrontare l’argomento centrale di ogni traversata di questo tipo, ovvero l’inverno. Dagli altipiani cinesi o mongoli alla Russia è una delle sue opzioni, ma a nord sarebbe troppa strada da percorrere solo nei mesi estivi. L’asia minore con tutti i microstati che finiscono in “stan” con l’Iran e la Turchia sarebbe più semplice ma pare lei voglia stare più a nord. Per aspettare l’estate vorrebbe fare volontariato in qualche progetto nel nord del Laos. Per adesso è ferma da una settimana per le continue piogge. La sera Ay e Tho ci preparano una delle cene più buone di tutto il viaggio. Una papaya salad, una zuppa di lemongrass e cocco e della soya con le verdure. Abbiamo così occasione di scambiare quattro chiacchiere ma avremo modo di approfondire soprattutto la sera dopo. Salutiamo Ilona visto che i nostri progetti per la mattina dopo sono quelli di visitare qualche spiaggia a ovest. Con le bici scariche seguendo un percorso consigliatoci da Ay saliamo su una stradina da cui si gode una bella vista sul mare. I saliscendi sono continui e ci portano dopo un paio d’ore su una spiaggetta di sabbia bianca. Il mare è trasparente e l’acqua della giusta temperatura. Appoggiamo le bici e ci ammolliamo facendo avanti e indietro tra acqua e spiaggia fino a stancarci, riprendere la bici e spostarci. Stavolta a Kata Beach, più conosciuta. La stagione turistica partirà fra un mese quindi c’è pochissima gente. Passiamo 2 orette divertenti in mezzo all’acqua giocando con delle belle onde alte abbastanza da sbatterti verso la riva. Torniamo a casa e dopo poco la cena è già pronta. Ay e Tho hanno fatto viaggi in bici brevi, lunghi non più di 2 settimane che è il tempo concesso per le ferie. Sono stati in Corea del Sud e naturalmente in Thailandia. A piedi hanno girato il Giappone e il Myanmar e ci troviamo a scherzare su aneddoti simili che ci sono capitati in terra birmana. Hanno l’idea di vivere in maniera sostenibile autoproducendosi parte del cibo e di ospitare cicloviaggiatori. Allo scopo hanno affittato anche l’altra metà della casa! Lei è biologa e collabora saltuariamente a ricerche, mentre lui è fotografo, capiamo per lo più di matrimoni. Mentre eravamo sulla spiaggia una coppia in procinto di sposarsi o forse già sposata si stava facendo fare alcune foto “artistiche”, con il fotografo a chiedere loro pose improbabili, di saltare insieme al suo 3, di mettere tutto lo strascico in acqua e poi sollevarlo.
Ho sempre la sensazione che ci sia tra cicloviaggiatori una specie di feeling o comunque un comune denominatore che ci rende piacevoli gli uni agli altri. E poi il dono che in Thailandia per cultura viene offerto al Buddha o ai monaci alla questua mattutina. Donare casa propria, il proprio cibo e voler condividere le esperienze. E’ così per Ay e Tho in questo momento ed è stato così per noi tutte le volte cha abbiamo ospitato, cucinato e chiacchierato con i cicloviaggiatori che si sono succeduti a casa nostra.
Lasciamo casa loro il giorno seguente dopo colazione e soprattutto dopo aver registrato un video con domande preparate sul cicloviaggio e sulla Thailandia. Lo fanno con tutti ed è un bel modo per lasciare una traccia che spero ci facciano avere in qualche modo.
Phuket si sta preparando all’alta stagione e ce ne accorgiamo quando rimaniamo imbottigliati nel traffico creatosi per il rifacimento dell’arteria principale. Quii semafori per lo più funzionano dando il verde ad una delle 4 posizioni ogni volta creando così attese anche di 5 minuti. Non sarà tanto ma sotto il sole, a fianco di un camion sbuffante smog il verde lo aspetti con più insistenza. Seguendo il consiglio che ci han dato Ay e Tho raggiungiamo un porticciolo da cui si prendono lance che portano a Ko Yao Noi e Ko Yao Yai. Ci fermiamo nella prima, la più piccola. C’è il sole ma il tempo cambia abbastanza velocemente e inizia a piovere. In acqua non c’è nessuno e non ce ne sarebbe motivo ovviamente. Prendiamo una stanza nel centro del Paese lontano dal mare ma vicino ad un seveneleven, probabilmente il supermercato più diffuso da queste parti. Almeno se non possiam goderci il mare possiamo almeno mangiare qualcosa. Dopo la doccia facciamo un giretto e c’è un ristorante aperto. La padrona è una straniera e non ci va di spendere il triplo di quello che normalmente spendiamo, anche se si parla solo di qualche euro. Compriamo due robette surgelate che ci facciamo scaldare nel microonde del 7/11 e un paio di birrette in un altro negozietto. Essendo la comunità locale prevalentemente islamica il 7/11 non vende alcolici e il negozio che li vende li infila in una borsa nera. L’ipocrisia ai massimi livelli. La mattina seguente da un altro porticciolo prendiamo una barchetta che ci porta verso Krabi. Qui il panorama è molto bello. Siamo nella Baia di Phang Nga e dal mare affiorano panettoni di roccia un po’ ovunque. Ero stato da queste parti più di dieci anni fa e in qualcuno di questi ci ero pure entrato per un bagno. Ma al tempo mannaggia a me non sapevo ancora nuotare. La strada che corre dal porticciolo in cui arriviamo è molto panoramica e piacevole da pedalare. Tra bus e traghetti è quasi una settimana che non pedaliamo su lunghe distanze e oggi ne facciamo più di 100 fermandoci nel mezzo della penisola in una cittadina chiamata Phra Saeng che di turisti ne vede ben pochi mi sa. La sera compriamo qualcosa in strada e ci fermiamo a mangiare su un tavolino in pietra. Si avvicinano un po’ di ragazzi con cui cerchiamo di parlare di qualcosa puntando sull’inglese. Juventus, Pirlo, Materassi, Metallica, Whisky.. e poi un profluvio di “Good” e pollici alzati. A un certo punto uno sparisce e ritorna con whisky and soda che qui come in Myanmar sembrano apprezzare particolarmente. Ne beviamo un po’ insieme e poi facciamo ritorno verso il resort. Qui i posti hanno sti nomi, ma in pratica si tratta di caseggiati lunghi con tante porte ognuna delle quali è una stanza con bagno e spesso condizionatore, TV e un piccolo frigorifero. Il giorno seguente partiamo alle 6 per il “tappone”. Pedaliamo per quasi 160 km verso Donsak, il molo da cui partono le navi per ko Phangan. Passiamo per Surat Thani e cerchiamo di capire se parta qualcosa dalla città per risparmiarci alotri 60 km, ma senza fortuna. Verso le 18 siamo a Donsak e cerchiamo di capire da dove parta la night boat. Mi fermo a chiedere in una casa e una ragazza con un inglese molto buono sorride e mi dice che per oggi le navi sono finite. “ma come non c’è la night boat?” “Nooooooooo” mi fa lei, “la night boat parte da Surat Thani”. Vabbè, ci abbiam provato. Ci sistemiamo in una specie di bungalow e poi la mattina seguente come scritto all’inizio del post arriviamo a Koh Phangan. Il tempo ècoperto e ogni tanto spiovicchia. Trovata una guesthouse usciamo in bici puntando verso haad rin la spiaggia del full mkoon party, questo megafestone in riva al mare che si tiene ogni luna piena e richiama migliaia di persone ogni volta.In realtà qui poi c’è anche l’half moon festival ed il dark moon festival.. L’isola è piccola e le distanze sono giuste giuste per la bici. Qualche dislivello ma poca roba sulla costa. Al centro invece si arriva ai 600 metri. Dopo circa 5 km inizia a piovere di brutto tanto che ripariamo in ristorantino e mangiamo. Con la pancia piena il cervello funziona meglio e decidiamo di smettere di pedalare e di trovare uno spazietto il prima possibile. A phuket ci raccontava la coppia che ci ha ospitato che da qualche anno il Governo ha vietato l’occupazione privata delle spiagge, quindi niente ombrelloni e spazio a volontà, anche davanti ai resort. Non facciamo quindi fatica a trovare un buco in una calettina isaolata. In acqua con sto tempo non c’è nessuno, ma bagnati per bagnati ci regaliamo il primo bagnetto sull’isola. Il giorno dopo invece ci aspetta il sole. Partiamo verso nord e percorriamo velocemente una decina di km piantandoci in una bella spiaggia di sabbia bianca, mare cristallino, insomma quello che cercavamo. Per intendersi.. giusto 2-3 giorni prima del ritorno a BKK in cui ci ospiterà un’insegnante di una scuola speciale!