Finalmente dopo tanta pianura è arrivata anche un po’ di montagna e un po’ d’acqua a rinfrescarci. Oggi ci siamo sparati 1400 mt di un paio di salite con i camion che sbuffando ci superavano a passo d’uomo (o di macchina?). Immancabile il sorriso di saluto che apre anche il nostro, o l’incitamento con un braccio fuori dal finestrino ed il pollice alzato. Sudore a caduta continua. Poco prima della vetta inizia a cadere una leggera pioggerellina ma così fitta che ci inzuppa. In cima c’è un mercato di frutta e verdura in cui per la prima volta vediamo donne vestite in abiti tradizionali, magari birmane, ma forse solo thailandesi di questa zona. Avvisto un avocado e faccio per spiegare se me lo puo’ tagliare ma non riesco a farmi capire. Ne taglia un pezzo, lo assaggio e le ripeto che ne vorrei solo uno. Quando sembra che ce l’abbia fatta mi prende i miei 20 baht che sono l’equivalente di 50 centesimi e mi da una sportina con 1 kg di avocado che mi porterò appresso fino a Mae Sot e mangerò pian piano, giusto per non cagarmi addosso.
Infreddoliti ci fiondiamo in discesa che non è pero’ continua ma ha frequenti risalite in erta contropendenza che alla lunga sfiancano. Intorno a noi la natura è rigogliosa. Verde ovunque, la foresta parla, fa rumore. Dopo un paio di soste e 8 ore raggiungiamo Mae Sot che si trova proprio al confine con il Myanmar in cui entreremo domani. Grazie all’aiuto di un signore abbiamo trovato un posto economico per dormire e riposarci dopo la nottata senza sonno passata ieri campeggiando nel parco nazionale di Lan Sang. Di martedi eravamo praticamente gli unici ospiti. Senz’altro gli unici a dormire. Parco sicuramente ben curato, compresa l’area adibita al campeggio per chi porta con sé una tenda. Ci siamo fermati giusto per fare una visita alla cascata che non è nulla di speciale. Alle 5 se ne vanno tutti, resta solo il guardiano. La tenda è vicina ai bagni e dietro un canneto di bambu’ che cigola come se stesse per rompersi da un momento all’altro. Qui lo usano per costruire le impalcature. A guardarle sembrano così instabili ma pare invece siano superstabili per via delle caratteristiche del bambu’ stesso. Il vento è forte ed il suo rumore amplificato dallo sbattere contro gli alberi. In tenda c’e’ un certo caldino, ma di togliere la copertura non se ne parla che se inizia a piovere poi è un casino montarla. Nonostante avessi chiuso bene la tenda, minuscole formiche sono riuscite a entrare dalla mia parte proprio dove si congiungono le 2 lampo e mordermi per quasi tutta la notte fino a quando le ho eliminate e “tappato” il buco.
Durante questo viaggio abbiam ipotizzato più volte di campeggiare ma in realtà non ci sono specie in pianura molti posti in cui farlo lontano da occhi indiscreti. Siamo stati un un parco storico patrimonio dell’UNESCO a Kamphaeng Phet che almeno quel giorno era completamente incustodito. Ben curato anche questo, contiene rovine di costruzioni e statue risalenti al 1300. L’impressione è che ci avremmo potuto pure piantare la tenda. Di certo tra le prossime esperienze proveremo il campeggio all’interno dei templi che pare ospitino senza problemi..

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