Fuori piove,da piu’ di 4 ore. E’ iniziato proprio quando abbiamo messo le bici sotto la tettoia dell’alberghetto che ci siam trovati qui ad Ayutthaia. Siamo arrivati dopo 24 ore precise dal primo colpo di pedale all’aeroporto di Bangkok. Ma facciamo un passo indietro. Gli ultimi giorni prima della partenza sono stati occupati dal lavoro e martedi dalla preparazione di una cena da noi con un sacco di amici. Una di quelle cose che ti fanno felice, vedere che c’è chi è felice per te, per noi.

Il doppio volo Bologna-Istanbul-Bangkok ci ha depositato nella megalopoli thailandese nel suo aeroporto più a sud. Recuperate le scatiole delle bici abbiam trovato un posticino all’esterno e, sotto gli occhi attenti e pensosi dei tassisti abbiam iniziato a montare le bici. Dopo quasi 15 ore ininterrotte ad aria condizionata, le 2 ore servite per avere i nostri mezzi in forse, sono state come una sauna con numerose gocce che continuamente miscendevano dal naso. Mi dà sempre una certa soddisfazione riuscire ad assemblare di nuovo le bici e miontare in sella dall’altra parte del mondo. Sono le 5 del pomeriggio e non abbiamo molto tempo per trovarci un posto per dormire. Qui fa buio alle 18.30. Imbocchiamo la supestrada che esce dall’aeroporto piantandoci fissi nella corsia di emergenza. La guida è a sinistra. Con strade ampie non è molto difficile, non si deve mai attraversare perchè sono predisposte uscite per le inversioni a U. Il problema in realtà sono le indicazioni sui cartelli che raramente hanno anche la dicitura in inglese. Il thailandese è un insieme di lettere che sembrano disegni e sono del tutto indecifrabili. Chiediamo a qualche tassista fermo sul bordo della strada ma la conoscenza dell’inglese è davvero una rarità da queste parti. Per cui tentiamo di indovinare una direzione utilizzando il tablet su cui abbiamo scaricato mappe offline. Il GPS ci dice dove siamo, ma anche le mappe hanno le città in thai! A un certo punto usciamo e facciamo il primo contatto con la gente per strada e con le bancarelle di cibo. Dopo qualche informazione richiesta limitandosi a “hotel” o mimando il gesto del dormire (sarà poi internazionale?) veniamo indirizzati in un posto con piccoli bungalow in cui per 720 baht ci regaliamo una stanza superlusso e riusciamo a conunicare a casa che siamo atterrati e già in pista. Alla TV ci sono 4 canali con porno 24 ore ed in effetti il posto comunica anche l’utilizzo che ne viene fatto.Il segale fuori dalla porta è un cartellino con un maialino se l’appartamento è occupato e unamucca se è libero, immagino per le donne delle pulizie.

Alla mattina provo ad aggiustare il contachilometri che è sballato nel calcolo sia della velocità che dei km percorsi indicandomi una velocità di 120 km/ora con un andatura da passeggio! Più che a certificare ogni km percorso, il contachilometri aiuta nel capire come si sta andando e quindi anche dove si potrebbe arrivare e pianificare meglio la giornata. Se non ne troviamo da qualche parte un altro faremo senza e lasceremo il dato sulle distanze all’empirica.

L’obiettivo del primo giorno intero di pedalata è Ayutthaia da dove sto scrivendo. Inutile quindi sottolineare che ci siamo arrivati. Con elaborate ricostruzioni di percorsi dovremmoaver percorso un’ottantina di km. Uscire da Bangkok è stato un autentico delirio. E’ difficile su lunghe distanze e senza un GPS serio a vista, scegliere le stradine secondarie meno trafficate, per cui cediamo alla più semplice strada principale che però fino all’uscita dall’area metropolitana si rivela incredibilmente trafficata. Ci fermiamo dopo mezz’oretta per un caffè thai fatto utilizzando una macchina da ceaffè ma riempiendola col the. Si aggiunge poi latte condensato cremoso e poi latte caldo. Il risultato è una bevanda arancione dal sapore classico del the con il latte che avrò bevuto altre 2 volte nella mia vita. Un paio di ciclisti cicciotti ci chiedono di fare una foto con noi e dopo la nostra concessione da star ripartiamo sotto il sole. La tenmperatura si mantiene sopportabile fino alle 10. Da quell’ora, quando il sole non è nascosto dietro le nuvole, letteralmente brucia, ti secca e costringe a continue fermate per reidratarsi. Per fortuna postiche vendono da bere e da mangiare ce ne sono a centinaia quindi non occorre nemmeno caricarsi di acqua nelle borracce, che comunque si scalderebbe in 20 minuti. Prima di arrivare ad Ayutthaia mangiamo in un banchettino del tofu in salsa dolce che mi è piaciuto. La forma con cui è servito è la stessa che si trova a Bolognanei negozi di cinesi. Naturalmente verrebbe da dire, invece siamo abituati a trovare il tofu al supermercato nella forma del panetto bianco insapore che non ho mai ritrovato in giro per il mondo.

Ayutthaia è un museo a cielo aperto. Antico centro dell’omonimo impero, fondata attorno al 1300, ha ancora numerosi templi e stupa che è possibile visitare e che si integrano bene con la vita moderna di questa città. I siti archeologici sono per lo più gratuiti. Alcune aree richiedono biglietti di ingresso davvero modesti. Ci sono buddha dorati ovunque e poi monaci, elefanti su cui è possibile fare un giro e templi ovunque. Il buddha più grande che abbiamo visto è uno tra i più grando che è possibile vedere in Thailandia. In posizione seduta, alto quasi 10 metri per 12 di base. Bambini con facce tristi abbastanza per la compassione dei turisti” ti implorano per favore di dar loro 20 baht. L’elemosina ai bambini è una di quelle robe che mi dà sempre noia fare.

La sera usciamo per mangiare qualcosina e ci facciamo consigliare da una delle tante coppie miste (lei thai e lui “occidentale”) che si vedono da queste parti. L’inglese lo dovranno sapere per forza ed infatti riescono ad ordinare per noi riso e verdure saltate. Poi sotto la pioggia che ha iniziato a cadere copiosamente troviamo un posticino sotto una tettoia per berci un paio di birre e fare due chiacchiere su come è stato il primo impatto in Thailandia e su come procedere. La scelta presa è quella di dirigerci verso nord cercando di imboccare una strada che ipotizziamo essere meno trafficata della nr.1 a cui scorre praticamente di fianco.

Passiamola notte con 5 ore di sonno e la mattina, dopo il diluvio della sera prima, il cielo è sereno.. non so se essere contento o bestemmiare..Ho il corpo che sembra dipinto con righe precise a dividere il rosso dal bianco. La pelle pulsa e per evitare ustioni vere mi ci copriamo maniche e testa e partiamo imboccando una strada secondaria che passa placida in mezzoa risaie all’inizio di un sabato che qui vuol dire festa, come per noi la domenica. Canti provengono dai templi e i monaci stanno terminando la questua mattutina che li porta di casa in casa a ricevere il cibo donato dai fedeli. Una tradizione antica che continua tuttora. In un’oretta raggiungiamo di nuovo l’autostrada a 2 carreggiate su cui sfreccianoa tutta velocità macchine e camion. Per noi un’intera corsia di “sosta” che ci permette addirittura di pedalare fianco a fianco. Ilrumore è costante e decidiamo al primo paese di spostarci sulla parallela in cui il traffico si rivela molto più tranquillo. Ogni tanto ci attraversa davanti un grosso lucertolone ma sembra avere più paura lui di noi. Alle 10 il sole è già ai limiti della sopportazione e qualche salutare autogrill ci permette una rinfrescata nei bagni ed una bella bevuta di acqua ghiacciata. Mentre pedaliamo all’orizzonte compare una statua dorata gigantesca di un monaco seduto a gambe conserte. In cinque minuti siamo sotto la sua imponenza assieme ad una schiera di turisti. Fa effetto vedere certa roba in piena campagna. Ovunque è disseminato di templi, i segnali stradali continuamente avvertono di quelli successivi. Immersi in un verde rigoglioso frutto della parte finale della stagione delle piogge. Con l’ultimo spiraglio di volontà riusciamo a trovare inaspettatamente un bungalow. Appoggiamo i bagagli, riprendiamo le bici ed andiamo a fare un giroal mercato da cui eravamo passati poco prima per comprare qualcosa da mangiare utilizzando come metodo di comunicazione l’indice della mano destra “Quello li per favore”. Sempre belli i mercati, vivi, animati, pieni di colori e di odori. Torniamo con un bottino di tofu, patate tagliate grosse e fritte in pastella e arachidi trasparenti(!). A corredo 2 belle birrozze fredde. Stasera voglio dormire 10 ore per recuperare un po di sonno e naturalmente il fuso. Dal secondo giorno abbiamo preso a pedalare come fossero le 2 di notte in Italia e ci credo che un po’ di abbiocco salta fuori a metà giornata!

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