Arrivati nella piazza di Melgar verso le 13.30 ci ritroviamo in mezzo a banchetti che vendono raspados e cholados, varietà di granatina con crema e frutta. Fa un gran caldo e anche se non abbiamo pedalato tanto siamo belli umidicci. Melgar si trova in una vallata, ben lontano dal mare, ma a guardare i negozi sembra di stare a Milano Marittima. Veniamo a sapere che viene definita come il quartiere caldo di Bogotà perchè dopo la costruzione di un tunnel il tempo per arrivare qui dalla capitale si è ridotto a un’ora e mezzo. Per farla breve è conosciuta come la città delle piscine. Ce ne sono circa 5000! Naturalmente ci troviamo un alberghetto che ce l’ha e che ci da la stanza a prezzo ridotto grazie al solito lavoro ai fianchi di Margherita che strappa sempre supersconti. In polleggio trascorriamo la giornata in attesa di salire a Bogotà. Eh si, ci spariamo 2000 mt di dislivello al caldo con soste per divorarci qualche fetta di anguria e soprattutto bere. La sera dormiamo  in un hotelito a fianco di una pompa di benzina ed il giorno dopo arriviamo al passo e, sotto una pioggerellina insistente, a Bogotà. Nel tragitto passiamo per Soacha, una città meta di moltissimi “desplazados”, le persone che scappano dal conflitto armato, che tentano di iniziare una nuova vita qui. A Bogotà veniamo ospitati dalla famiglia di Yolima, una fisioterapista colombiana. Grazie al suo aiuto passeremo 3 gironi davvero intensi, e grazie alla sua famiglia saranno anche sereni. Dopo una bella doccia ristoratrice il papà di Yolima ci accompagna all’Università del Rosario dove abbiamo un incontro con alcuni ragazzi del corso di fisioterapia. A volte penso la vita che situazioni strane ti mette davanti. Ci ritroviamo a parlare di un viaggio in bici, di un progetto e di Sahara Occidentale in un’Università di Bogotà… Strano ma simpatico. Alla fine dell’incontro, una docente dell’Università nazionale ci chiede se possiamo incontrare anche i suoi studenti. “Claro que si!”., e programmiamo l’incontro per il lunedi mattina. Bogotà possiede un centro storico abbastanza raccolto. Il quartiere della Candelaria con i diversi colori delle sue case mette allegria anche in un giorno nuvoloso come la domenica che abbiamo passato a spasso per le sue vie. Ci scappa una visita al Museo dell’Oro e al Museo Botero pieno delle opere ciccionesche dell’artista. Come tutte le capitali in un certo senso fa storia a se rispetto al proprio Paese, ma all’interno a ben guardare ha mescolate molte delle sue contraddizioni. Qui la società è divisa in 6 strati sociali. Del primo fanno parte quella moltitudine di persone che chiedono l’elemosina per strada o vivono di espedienti.  Dell’ultimo fanno parte alcune famiglie colombiane con una ricchezza vergognosa se paragonata alla povertà che si vede per strada. Anche i complessi residenziali vengono costruiti e marchiati con lo strato di appartenenza. L’economia informale impera e così le strade si riempiono di venditori ambulanti di qualsiasi cosa. Tra di loro i più singolari sono sicuramente quelli che vendono minuti. Basta un panchetto e un cartello con il prezzo dei minuti e funziona così.. La persona che vende minuti ha diversi cellulari ognuno con un piano di un operatore telefonico. Qui avere un piano non è roba per tutti ed anche per chi ne ha uno, chiamare un altro operatore costa caro. Quindi ecco che cominciano a nascere queste “imprese individuali” in cui si investe in piani telefonici da 80 pesos al minuto e si vendono gli stessi minuti a 150-200 pesos. Bogotà ne è invasa, ma sono ovunque in tutta la Colombia. Lo Stato non essendo in grado di migliorare la vita di questa gente se ne guarda bene dal perseguire la pratica per ricavarci qualche imposta.. Durante la nostra permanenza riusciamo anche a fare un salto alla Secretaria de Salud, dopo tutti i soliti controlli di sicurezza per accedere all’edificio, e facciamo 2 chiacchiere con Solangel che ci racconta come il loro lavoro, quello cioè che fa la parte pubblica di Bogotà, arrivi a circa 10000 persone con disabilità su una popolazione stimata di circa 400.000 persone. L’impegno c’è ma davvero in un Paese di così grosse diseguaglianze a volte la ricerca di una qualità di vita migliore per una persona disabile si scontra con una realtà in cui le priorità per le famiglie sono altre. Visitiamo anche l’associazione IDEAS dia a dia che si occupa di disabilità sensoriale e intellettiva e ci troviamo oltre che la passione anche qualche idea interessante che porteremo in Italia..
Di bogotà sicuramente ci rimarrà nel cuore l’accoglienza della famiglia di Yolima. Del papà che ci ha fatto conoscere ed ascoltare tanta musica popolare colombiana a lui cara. Della mamma che è rinata dopo la nascita del nipotino e che ci ha trattati con i guanti di velluto. Poi ci sono el sue sorelle e un sacco di parenti incontrati in una riunione famigliare in cui abbiamo respirato davvero l’aria buona dell’armonia tra le persone… altro che parenti serpenti!
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