“La salute prima di tutto!”.. una frase fatta certo, come tante, ma che descrive bene lo svolgimento di questo ultimi giorni. Mal di gola, tosse continua e qualche linea di febbre non sono certamente una buona compagnia mentre si pedala. Da San Cristobal, dopo un giorno di riposo che non ha portato grossi miglioramenti ripartiamo. La giornata è soleggiata e in meno di un’ora siamo all’attacco della salita giornaliera. La strada sale dolcemente in mezzo ad un panorama alpino. La temperatura è mite e si respira quell’odore di umido tipico del sottobosco in autunno dopo una pioggia. Ci troviamo a percorrere la strada che porta al Santuario de La Grita, Per i pellegrini c’è un sentiero ben segnalato da grandi frecce gialle disegnate sull’asfalto.. altro che le minuscole palle gialle della Via degli Dei! Arriviamo in cima senza troppa fatica e scendiamo nell’altra valle. La salita che ci porta verso la città ha una pendenza che ci fa presagire immediatamente cosa ci aspetterà il giorno seguente. Ci fermiamo un attimo a bere un succo di canna da zucchero preparato da una bimba al lavoro che dopo qualche minuto viene raggiunta dal padre e dal fratello che in qualche modo tentano di giustificare la loro assenza davanti ai 2 turisti. Attraversiamo La Grita, un paese in salita, passando in rassegna alcune delle sue chiese. Nella prima è custodito il Cristo, obiettivo dei pellegrini. La storia narra che dopo un terremoto che distrusse la città, venne incaricato uno scalpellino di scarse qualità, di scolpire un Cristo. Lui iniziò ed il lavoro non stava venendo proprio bene. Poi una sera viene svegliato da rumori provenienti dalla stanza in cui si trovava la scultura, si alza per andare a vedere e trova gli arnesi di lavoro di fianco al Cristo che ha il volto cambiato, in un’espressione di rara bellezza. Da li al miracolo il passo non è breve, non c’è proprio. E’ un miracolo bello e buono! E come consuetudine vuole, il luogo si converte in meta di pellegrinaggio ed in località turistica. Facciamo 2 passi la sera per la città e veniamo bloccati da un acquazzone di una mezz’oretta. Si formano rivoli d’acqua in strada, profondi anche una spanna, giusti giusti per infilarci una scarpa nel tentativo di raggiungere l’altro lato della via… La mattina ci svegliamo presto. Fa già freddo ai 1400 metri e la giornata prevede la salita al “paramo”, in mezzo alle nuvole, a 3000 mt. La pendenza è micidiale. Saliamo ai 4km/ora che equivalgono per me a scendere e a spingere. Marghe continua a pedalare zigzagando per la strada. Percorriamo i primi 15 km fino ad un punto che, ci viene detto, essere circa la metà della salita. Non sto bene, c’è freddo e in cima non sarà sicuramente meglio. Mancano ancora poco più di 2 settimane alla fine del viaggio e l’idea di rovinarle per “incuria” non mi piace. Guardo Marghe e con rassegnazione le dico “io su così non ci vengo, fermiamo il prossimo pick up e facciamoci portare dall’altra parte..”. Ci capiamo al volo e in un attimo arriva un pick up bianco. Padre e figlio molto gentilmente ci danno un passaggio. Carichiamo tutto e arriviamo in vetta. Freddo e umido. Ci fermiamo per bere caffè e un “calentado”, una bevanda dolciastra e molto alcolica giusta giusta per un clima come quello. Ci facciamo portare fino a La Playa, una frazioncina aldilà del paramo in cui abbiamo il contatto di Maro che insieme alla moglie lavorano come insegnanti di “Fe y Alegria” un’organizzazione di scuole di origine cattolica. In piazza Marghe va a telefonare ed io mi fermo a chiacchierare con alcuni ragazzi. Quando vengono a conoscenza che siamo senza mappa del Venezuela, uno di loro parte con lo scooter e torna con una cartina del Paese del 1977 e me la regala dicendomi “io con questa non ci rollo neanche una canna..”. Ci viene a prendere Karol, una ragazza colombiana che bada ai bambini di Maro e ci porta a casa.Come al solito ci troviamo di fronte a una famiglia molto disponiile ed è un piacere parlare con loro del Venezuela, dei loro problemi, della situazione attuale, delle prossime elezioni. Il Paese è spaccato dal punto di vista politico. Lo scontro è fra destra e sinistra, non come in Italia. Dalla televisione è molto difficile farsi un’opinione perchè le reti sono di parte, quindi niente di meglio che farsi un’idea parlando con la gente. Chavez viene da 12 anni di governo incentrato sulla costruzione di una nuova via al socialismo. Molte le cose fatte per i più poveri in questi anni. La modalità di comunicazione è abbastanza grottesca. Oratore paternalistico, piange quando parla della sua terra, canta canzoni durante i comizi.. la folla è un agglomerato rosso di “adepti”. Dall’altra parte c’èun ragazzotto giovane che si chiama Capriles Radonski e che incarna “el paquetazo”,ovvero il pacchetto di misure neoliberali che dovrebbero favorire gli investimenti stranieri, l’economia interna e quindi migliorare la vita dei venezuelani. Lo scontro poi è condito da un altissimo livello di corruzione in tutti gli ambiti, argomento usato da una parte e dall’altra per colpire l’avversario. Di sicuro di tutto questo scontro ci porteremo a casa i murales di cui sono completamente rivestite le città. Il tratto che percorriamo per arrivare a Merida passa per 2 vallate. La strada corre a fianco di un fiume ed è punteggiata da centinaia di bouganvillee rosse e viola. Ci infiliamo nel traffico di una città che nel pomeriggio ha visto una manifestazione dei supporter di Chavez, che qui significa una carovana di veicoli che paralizzano completamente la città. Raggiungiamo la Fondazione Don Bosco che ci ospiterà per qualche giorno. Li c’è Federica una ragazza italiana che lavora nella fondazione. Insieme a Mimmo, altro ragazzo italiano in giro per il mondo, stanno completando il loro periodo di Servizio Civile Internazionale per il CISV di Torino. il contatto della Fondazione Don Bosco ci è arrivata tramite di Ignazio Pollini che ormai vive qui da più di 20 anni.. Di origini bresciane sta gestendo diversi progetti ed in più ha messo in piedi una cooperativa che si chiama Caribana e che si occupa di turismo responsabile. Assolutamente da consigliare per chi voglia venire a conoscere le bellezze del Venezuela e condirle con attività socialmente utili. Grazie ad Ignazio riesco a vedere una dottoressa che mi dà un antibiotico più specifico che sembra funzionare. Gli ultimi 2 giorni sono stato a riposo. Siamo andati nella bellissima casa di Ignazio che si trova in collina fuori Merida. Una casa piena di gente. Poi di domenica arrivano anche visite. A spasso per il megagiardino ci sono Terry e Athena, un paio di golden retriever con 4 cuccioli uno più bello di quell’altro. Hanno 2 mesi, giocano fra loro e con un gattino di un mese che miagola in continuazione quando gli mordono la coda. E’ il relax che ci serviva per il “rush finale”… domani riprenderemo a pedalare in salita per arrivare al “Pico El Aguila” a circa 4000mt.. Durante il cammino visiteremo un progetto educativo sempre portato avanti da Ignazio che si chiama Bibliomula e se ci scappa anche un salto a una laguna termale nelle vicinanze.