Mentre saliamo lungo la vallata che ci porterà a Cajamarca cominciamo a incontrare scritte sull’asfalto, poster sui muri delle case di opposizione a qualcosa che si chiama Conga. Dai mezzi di stampa apprendiamo che ci sono stati scontri in questa zona tra manifestanti e l’esercito con un bilancio di 5 morti e diversi feriti. Cominciamo a parlare con persone che ci dicono che quello che sta succedendo deve essere conosciuto al di fuori del Peru. “Raccontatelo in Italia” ci viene chiesto. Quanto più ci addentriamo nella conoscenza del problema tanto più vengono alla mente analogie italiane… La storia è questa.. Conga è un progetto minerario che mira all’estrazione soprattutto di oro in una zona ricchissima di lagune e di falde acquifere. La popolazione è fermamente contraria. Esiste già la miniera di Yanacocha che ha continuamente disatteso le promesse di mantenimento dell’ecosistema. A questa se ne vorrebbe aggiungere un’altra. In campagna elettorale venne da queste parti il signor Ollanta Humala che poi ha vinto le elezioni. Nel suo programma trasmesso alla popolazione locale c’era la ridiscussione degli accordi di sfruttamento del territorio presi con imprese straniere. Una volta vinte le elezioni la posizione cambia e la popolazioe si sente tradita. Veronica ci racconta con ingenua amarezza di quanto avessero creduto del progetto di Ollanta e di quanto poi si siano dovuti ricredere una volta che la politica si è messa al lavoro dopo aver ottenuto il consenso popolare. Si dice che il contratto ormai firmato nel caso non venisse rispettato porterebbe a pesantissime penali che il Paese non vuole pagare. Non si fa più vedere da queste parti e manda 2 preti come intermediari con la popolazione che li rispedisce al mittente. L’estrazione dell’oro porterebbe all’inquinamento delle fonti di acqua con metalli tra cui mercurio, cadmio, rame. La zona di Conga fa da bacino per Cajamarca, Celendin e Bambamarca che sono incastonate in una natura rigogliosa. La strada che percorriamo è piena di campi coltivati che la gente lavora duramente. Quello che chiedono è “Acqua non oro”. Ci risiamo di nuovo con il diritto all’acqua. Il governo risponde con la mano forte ma se ne tira fuori. “Non è stato l’esercito ad uccidere” sostengono fonti governative. 5 corpi dopo l’autopsia presentano proiettili che ne hanno causato la morte. Una signora ci dice che gli agenti di sicurezza della miniera, di proprietà statunitense, sono armati e si confondono con l’esercito e potrebbero essere stati loro, naturalmente con adeguata copertura.
Lo scontro tra la popolazione e il Governo mi porta immediatamente a fare il parallelo con il TAV. La difesa della valle, della sua integrità e delle sue fonti, contrapposta ad interessi economici esterni che non hanno alcun interesse a preservare il sistema in cui intervengono… Ora siamo a Cajamarca, le acque si sono calmate nonostante la regione sia tuttora in stato di emergenza. Domani procederemo in direzione di Celendin. In questi giorni abbiamo anche conosciuto Attilio, un italiano che ha un progetto a Trujillo diretto a un migliaio di bambini e che descriveremo bene nella sezione INCONTRI sul nostro sito in cui raccoglieremo il lavoro delle diverse ONG e associazioni che stiamo incontrando ed incontreremo durante il nostro viaggio. Abbiamo anche fatto la prima intervista a Pacasmayo con un giornalista locale, occasione in più per parlare del Popolo Saharawi.

 

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