Ormai abbiamo alle spalle quasi tutto l’Ecuador.. 2500 km che rappresentano la metà del nostro viaggio. Quando mi chiedono se siamo matti a fare tanta strada in bici è difficile spiegare che in realtà è molto più normale di quanto sembri. Pedalando tutto il giorno si può fare molta strada, molta più di quanto a volte siamo abituati a pensare per noi stessi. Solo facendolo se ne ha la prova. E in più belli carichi con le borse e colpiti da imprevisti, contrattempi e sorprese. In questo tratto del viaggio ne sono capitate come si dice.. di ogni.. Il cambio da 3.5 dollari salta in continuazione e decido di cambiarlo a Riobamba. Alla ricerca di un posto per dormire alla fine di una contrattazione entriamo nell’alberghetto di Rubèn che si offre di portarmi a cercare un officina dove sostituire il cambio. Camminiamo all’imbrunire per circa 1 ora passando in rassegna 4 “talleres” e nell’ultimo ci sono ricambi di ottimo livello e soprattutto il ragazzo sembra saperci fare. Me lo cambia e bello contento (e infreddolito.. c’è chi chiama questa città Friobamba..) torno all’albergo e Rubèn, ascoltata la nostra storia ci propone un’intervista a un quotidiano della sua regione per la mattina L’indomani fatta l’intervista ripartiamo ma Rubèn che non smette mai di parlare vuole assolutamente darci una copia di un progetto che sta portando avanti insieme a politici ed imprese per portare turisti nella sua città. Fermi ad aspettare fuori da una copisteria veniamo avvicinai da un signore ed il figlio che ci chiedono dove stiamo andando. “A Quito” rispondiamo. “Bene, allora prima di arrivare per favore chiamatemi che potete rimanere a dormire da me o da mio figlio, anche lui sapete va in bici, mia figlia corre in bici…”. Così, senza neanche cercare avremmo trovato pure un aggancio in capitale. contenti da tanta ospitalità non richiesta ripartiamo in direzione Latacunga e dopo 4 km.. “Traaaack!!!!” Mi fermo e il cambio è avvolto sulla catena.. Appoggio la bici per terra e mi siedo a fianco alla ricerca della pace interiore, che rimarrà ben distante da me. Chiamo l’officina e mi dicono di caricare la bici su un taxi e di riportargliela.. Scarico la bici delle borse, fermo un taxi, una utilitaria, che senza fare una piega carica la bici nel baule e mi chiede “E l’altra?”.. avrebbe caricato pure quella, ma per fortuna non c’è bisogno. All’officina sorpreso di vedermi il ragazzo si mette a cercare il problema e mi mostra un pezzo crepato su cui si monta il cambio. Chiude il negozio e andiamo dove sa lui a saldarlo, poi torniamo, mi sostituisce nuovamente cambio e stavolta anche la catena e con un taxi raggiungo Marghe che da 2 ore mi stava aspettando sul bordo della strada.. Tutto bene, come sempre ad ogni problema corrisponde la sua soluzione..
Ripartiamo ma facciamo in tempo ad arrivare solo ad Ambato, non prima di una sosta per mangiare in cui, seduto su una panchina mi cade l’occhio dietro al sellino e vedo che la parte metallica che unisce il portapacchi alla bici è rotto in un punto e nell’altro si sta per spezzare. Bene! Con una cinghia elastica fisso alla meglio il portapacchi e dopo qualche decina di km ci fermiamo per farlo saldare. E anche questa è risolta. Per lo meno non abbiamo mai bucato da quando siamo partiti 🙂 Riobamba, Ambato, Latacunga si trovano lungo la panamericana in una zona piena di vulcani, attivi e non. Chimborazo, Tungurahua, Cotopaxi.. Cime innevate, coni dalle bocche minacciose incutono timore e rispetto. Ambato è stata distrutta 3 volte, lungo la strada molti cartelli che indicano il pericolo di eruzioni, della caduta di cenere. Ci sono cartelli che indicano le vie di fuga in caso di eruzione e i punti di ritrovo. A me tutto questo da un senso di precarietà gigantesco. Se la natura decide di risvegliarsi, potrebbe distruggere tutto quello che l’uomo ha costruito per darsi sicurezze, su cui conta per programmarsi la propria vita.. case, industrie, strade, colture potrebbero scomparire dall’oggi al domani. Continuiamo a guardare quei coni, scattiamo una foto, poi abbassiamo gli sguardi e affascinati dalla maestosità di quello che ci circonda proseguiamo a pedalare. L’arrivo a Latacunga ci vede diritti in stazione degli autobus per vedere come organizzare la visita alla Laguna di Quilotoa. “Fra 10 minuti partiamo…” Neanche il tempo di pensarci e ci troviamo seduti a mezzogiorno su un bus, le biciclette caricate sopra le nostre teste. Dal bus riusciamo a vedere sulla strada l’ombra delle bandierine che sventolano. La strada sale subito e si inerpica fino ai 4000 mt della Laguna. Scendiamo e cediamo alla prima proposta di alloggio di una ragazza che ci viene incontro. Il vento soffia forte e fresco. Prendiamo subito le bici e raggiungiamo il cratere. Trovo sempre emozionante il momento che precede la scoperta e anche questa volta non è da meno. La laguna di Quilotoa è un lago che riempie il cono di un vulcano ormai non più attivo. La bellezza di quello che vediamo ha meritato il viaggio. Rimaniamo a guardare in silenzio, capita spesso di finire su montagne ma il vulcano fa sempre un effetto particolare, come immaginarlo quando era attivo, guardarsi intorno e vedere i pochi abitanti intenti nella loro quotidianità fatta di contatto con il turismo, lavoro della terra e convivenza con il freddo. Appena il sole scende la temperatura si fa rigida. Nella stanza ci guardiamo negli occhi pensando la stessa cosa. C’è una stufa spenta al centro.. “Gli andiamo a dire se l’accende?!?!?” Usciamo e vediamo la ragazza intenta a spaccare legna che ci dice che in un attimo verrà.. Tiriamo un sospiro di sollievo e aspettiamo con trepidazione, o meglio con “tremolazione”.. Ai primi di Agosto ci troviamo in Ecuador, vicini quindi all’ecuatore, seduti davanti a una stufa a scaldarci le mani e a prepararci una zuppa di riso e lenticchie ben calda. Nel comodo lettone ci addormentiamo sommersi di coperte e la mattina alle 6 siamo in piedi a infilarci ogni vestito caldo per sopportare il freddo fuori. La ragazza ci prepara una colazione e il bus arriva come promesso poco dopo le 7 e ci riporta insieme alle bici a Latacunga. Scendere pedalando avrebbe significato impiegarci un giorno per la presenza di alcune lunghe salite. Abbiamo avuto altri contatti di organizzazioni interessanti da visitare e la scelta del bus per visitare la Laguna è la migliore. Da Latacunga parte una leggerissima salita che ci permette di mantenere una buona velocità, poi si fa pendente per 6 km ed inizia una lunghissima discesa fino alla periferia di Quito. Chiamiamo Diego, un ragazzo che lavora al Vicariato (non abbiamo ancora capito bene cosa sia..) che ci indica che per raggiungere la casa che ci ospiterà dobbiamo prendfere verso l’aeroporto. Imbocchiamo quindi una specie di “tangenziale” che dopo circa 30 km ci conduce alla salita per la capitale che si trova su un colle. Sembra che non arriviamo mai. Dopo qualche telefonata e qualche indicazione, e soprattutto 102 km, incontriamo Diego che ci è venuto a prendere con un furgoncino su cui saliamo con le bici e raggiungiamo il Vicariato. Con le sole indicazioni non saremmo mai arrivati.. Il posto è perfetto per lasciare le bici e spostarci ad Esmeraldas, sulla costa, per andare a trovare amici, colleghi e le tante persone che Marghe ha conosciuto nei 10 mesi passati la tra il 2009 e il 2010. E dopo tanta montagna un piccolo stacco ci sta a pennello!
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