“Terribile” è la parola più adatta per definire la strada (eufemismo) che ho percorso nei 2 giorni successivi al Salar. Avevo deciso di rimanere un giorno ad Uyuni, poi è mancato il feeling con la città e me ne sono andato il giorno dopo conscio delle difficolta’ che avrei incontrato e pronto a dormire un paio di notti in tenda. Sebastian, che aveva già fatto lo stesso percorso in direzione opposta, mi aveva consigliato di prendere un treno, e addirittura un camionista a metà del primo giorno mi aveva offerto un passaggio. Ma non esiste, quindi sono partito e subito mi sono trovato tra pietre, calaminas continue e soprattutto sabbia, che mi ha portato a cadere un po’ di volte. Dopo una di queste la macchina fotografica ha smesso di funzionare… evvai! La strada è durissima ma tengo duro e alla fine della giornata dopo 10 ore sui pedali arrivo ad Atocha dove mi lavo, ingoio un paio di panini e crollo dal sonno. Il giorno dopo alle 7 sono in sella e la strada è ancora peggiore, se possibile, di quella del giorno prima, perchè si aggiunge un continuo su e giu’ e soprattutto devo pedalare tra 4000 e 4200 mt per una trentina di kilometri, e non sono piu’ abituato, le gambe faticano, chiedono continuamente una pausa e a un certo punto del giorno rinuncio a stare sui pedali in salita. Scendo e spingo, poi provo a recuperare in discesa, ma le calaminas mi obbligano a frenare.. azz!! Quando ormai sono convinto che dormirò in tenda e mi comincio a guardare intorno per cercare un posto adatto, piano e al riparo dal vento, inizia la discesa verso Tupiza. In breve macino 20 kilometri e mi ritrovo vicino al fiume con 22 km di distanza da Tupiza la città “chimera”. Senza conoscere la distanza, la domando ad una ragazza che vende bibite e dolcetti. “Sei in bicicletta?” “Si” rispondo io “Allora sono 3 ore”. Anche in Peru l’abitudine è di misurare la distanza in ore e per un relativista come me non c’è di meglio. Per come siamo abituati, tra Modena e Bologna ci sono circa 35 km e ci sono sempre stati. Ad esempio tra Puno e Cusco la distanza in km è sempre la stessa da decenni, ma per i peruviani è cambiata moltissimo. 30 anni fa era di 2 giorni e mezzo mentre adesso è di 6 ore dopo l’asfaltatura della strada. Tutto è relativo!
Tornando però alla ragazza, quando mi dice che sono 3 ore, la guardo e penso “si brava, per un ciclista boliviano saranno 3 ore, ma mi hai visto?!??!” e invece le dico “Si ma mi sai dire quanti km sono?” “22” mi risponde, e tra me e me sghignazzo pensando che 22 km in 3 ore li faccio in corsetta (è arrivato il fenomeno!!) Il tratto di strada costeggia il fiume e ripropone il paesaggio del giorno prima, sembra di essere immersi nel far west, con guglie e canyon da cui ti aspetti che spunti il naso di Will coyote mentre risale dopo l’ennesima caduta. Sono 22 km di calaminas che chiudo in 1 ora e mezzo arrivando a Tupiza con una grande soddisfazione dentro, conscio di aver superato alla grande 210 tra i km piu’ difficili del viaggio. La conta dei danni oltre alla macchina fotografica vede un rumore nuovo (comunque poco preoccupante del PC) e una borsa rotta che ho riparato immediatamente. Alla sera incontro di nuovo i 2 motociclisti argentini che avevo incontrato il giorno precedente e insieme andiamo a mangiare qualcosa in giro. Qui èpieno di pizzerie dove servono pizza e pasta. Di italiani neppure l’ombra. Alla fine io “sono già mangiato” e vado con loro in un messicano. Anche loro hanno dovuto fare la conta dei danni nonostante abbiamo 2 moto da fuoristrada. Portapacchi e portadocumenti rotti e un danno sotto a una delle 2 moto… Giusto per dire quanto pessima fosse la carradona. La mattina dopo ci salutiamo dopo un sempre ottimo Api e pastel, ma quando sarò a Jujuy li chiamo che ci torniamo a beccare che così Gustavo mi fa provare la bici con cui si pedala sdraiati… La strada fino al confine è per ¾ asfaltata ma le continue deviazioni per i lavori in corso, che ti rimandano su calaminas e su salite sterrate, mi sfiancano. Al confine decido di rimanere dalla parte boliviana perchè piu’ economica e poi ho la possibilita’ di comprare una nuova macchina fotografica; di aggiustare le mia chissà quando troverò un posto…
Al mercato, smanettone come sono, compro un cacciavite piccolo, smonto la macchina e provo a pistolarci, ma naturalmente non ci cavo nulla. Vado a letto, in un buco di camera di un posto gestito da padroni che prenderei a calci nel c… (trasero) con l’idea di svegliarmi l’indomani e andare a comprare una fotocamera che ho visto a circa 90 euri. Mentre guardo la TV pistolo con la acchina e appena l’accendo , anche se a fatica, parte e pare funzionare. Ho paura di ripetere la prova, ma tento e tutto funziona. Ancora una volta, poi un’altra e alla fine sembra essere guarita. Alè! Grande notizia mi allieta la dormita e stamattina parto tronfio e dritto verso la frontiera, cambio gli ultimi bolivianos in pesos argentini e mi metto in coda lasciando Bomba sotto la vista della polizia argentina. 90 giorni in Argentina stampati sul passaporto. “E se esco per entrare in Cile e poi rientro” “Ti diamo altr 90 giorni”. Tutto perfetto, come la strada che corre verso sud, piana, asfaltata e rapidamente mi porta a coprire gli 80 km che separano La Quiaca da Abra Pampa dove mi trovo ora. Lascio la Bolivia, di cui ricorderò soprattutto il meraviglioso Salar con il auo tramonto e la notte dormita all’interno, la pedalata a fianco del vulcano Tunupa, la solidarietà dei camionisti che mi hanno sempre salutato con il clacson, con i fanali o con una mano. Porterò con me anche quello che non mi è piaciuto, ovveroi la tendenza a fregarti con i soldi, l’eccesso che c’è nel bere, l’allergia al lavoro, la mancanza di amnutenzione di case e alojamientos specie quando si tratetrebbe solo di togliere da sotto il mio letto una bottiglia, un pallone e due dita di polvere.
Ad ogni modo come tutto ciò che ci succede, anche la Bolivia finisce nel passato e ci obbliga (ed è il suo bello) ad occuparci solo del presente e del futuro. E per me il futuro è rappresentato da 5121 km di Argentina da percorrere. Il passaggio di questo confine rappresenta un cambio che lascia il segno. Tra Peru e Bolivia non si avverte. Tra i 2 Paesi si comprende che c’è rivalità e ognuno mi direbbe che sono diversissimi, ma grossolanamente cambiano solo le forme dei cappelli delle donne 🙂 Ho percorso solo 80 km in Argentina ma già le differenze sono sostanziali. Di qua è tutto più pulito, ci sono utilitarie che sfrecciano sull’asfalto e soprattutto nessuno suona il clacson!!!, per fortuna ai bordi della strada i contadini rispondono volentieri con un saluto a un tuo cenno della mano. E poi la birra che finalmente comincia ad avere il sapore giusto. Da domani inizia una nuova fase del viaggio, sia perchè mi lancerò alla scoperta di un Paese vastissimo, sia perchè comincerò a perdere quota. Smetterò di pedalare SULLE Ande per pedalarci A FIANCO. Ora sto a 3500 mt, quota abituale da quando sono partito, e nei prossimi giorni scenderò sotto i 2000, verso i 1000 e sarò affiancato nel mio viaggio da montagne innevate. Pioverà più spesso di quello che ha fatto finora (quasi mai per la verità) e forse sarà meno secco. Il clima secco dell’ultima parte del Peru e di tutta la Bolivia mi ha fato bruciare le narici, inaridire le labbra e deglutire in continuazione.

Prima di partire avevo deciso di non portarmi l’MP3. Poi ho pensato che l’avrei potuto utilizzare per registrare alcuni pensieri “filosofici” che saltavano fuori durante le pedalate. Ha preferito ascoltare il mondo intorno a me, ma qualche volta, quando il panorama era noioso, non c’erano persone da salutare, c’era molto traffico, mi sono messo gli auricolari e ora ho legato aluni momenti del viaggio ad alcune canzoni.
Qui sotto, per questa prima parte del viaggio le canzoni e i contesti a cui le sento legate, mi faranno rivivere bellissimi ricordi quando le riascoltero’, come mi succede per ogni viaggio.

Full disclosure – Fugazi
Salita verso Pampas – Una delle prime durissime salite peruviane in cui mi sono ritrovato a spingere per ore, questo pezzo mi ha fatto cantare nel momento della difficoltà.

Panic – Smiths
Verso Cusco – Sono carico perchè mi sto avvicinando a una delle città che più mi attirano (proveranno a rubarmi la bici..) e il ritmo di Panic mi fa cantare all’unisono con la mia pedalata.

Starálfur – Sigur Ròs
Attorno al lago Titicaca in Peru – Il lago a sinistra, poca gente in giro, è ancora presto e questa canzone dolcissima mi ha accompagnato regalandomi brividi come poche sanno fare.

Malibu gas station – Sonic youth
Sulle montagne dopo Copacabana – In cima, scorgo le prime cime innevate e il ritmo della pedalata è continuo, non faticoso, ci sono solo io a 4000 mt gustandomi il panorama.

New directions – Gorilla Biscuits
Salita da La Paz a El Alto – Mattina presto, autopista trafficata, gente indaffarata a trovare un passaggio per il lavoro. Questo pezzo mi carica per portarmi in alto, e in più per la verità mi emoziona perchè mi riporta ai miei 20 anni, a ripensarci e a vedere dove mi trovo ora. Una fantastica chiusura del cerchio.

Il circuito affascinante – Moltheni
Arrivo a Challapata – Mi avvicino al Salar, la strada è asfaltata e corre lenta e noiosa e questo pezzo
mi aiuta a continuare sorridendo. Bucherò su un mattone…

I luoghi affascinanti vanno ascoltati, specie il silenzio del Salar di cui non conservo un ricordo musicale ma l’assenza di ogni rumore, il perfetto silenzio.

Saro' sul serio in Bolivia?!?!?
La strada grigia e' impraticabile e le macchine ne creano altre...
Meno male che ho imparato a nuotare
In una di queste vasche di sabbia il motorino della macchina fotografica ha fatto ciao
E' una strada ci rendiamo conto!!!!!!!
Ormai sono arrivato!!!!
Pan e furmai
Un certo oggettino