Sono proprio stato contento di ricevere informazioni dai campi e di nuovo di “sentire” Rossana. E allora è venuto il momento di presentare la “Ciurma” come la chiama Mauro e tutti noi che ne facciamo parte, a tutti quelli che stanno leggendo questo post.

E’ un gruppo di persone, professionisti, gente cor pezzo de carta, che vuole aiutare Rossana (per lei i complimenti per i risultati e la passione che ci mette sarebbero sempre troppo riduttivi) e Riod e Oro a migliorare lo stato di salute dei saharawi che abitano nei campi vicino a Tindouf. C’è la parte della fisioterapia che in qualche modo salta fuori in questo forum, c’è la parte dell’attività sportiva nelle scuole (grande Giovanni!) e c’è il “Progetto Epilessia” che vede Mauro come timoniere, ma insieme a lui un gruppo ben nutrito che conduce il lavoro e che è arrivato a risultati difficilmente ipotizzabili all’inizio. Ci hanno, anzi ci abbiamo (mi ci metto anch’io) creduto. Sebbene a distanza, non ci si vede spesso, tra di noi corre un filo che ci avvolge e ci tiene uniti. Il filo è l’amore per questo popolo e per la sua giusta lotta che mi fa dire “Grandissima ciurma”, continuiamo così e vedremo di fare in modo di reicontrarci. Con la mente non ci siamo mai lasciati. Per inciso un grandissimo in bocca al lupo ai fisioterapisti che ho incontrato prima di partire e che presteranno a brevissimo il proprio lavoro volontario nei campi, ciascuno per 3 settimane allo scopo di verificare e migliorare il livello teorico-pratico dei ragazzi formati fin qui. Anche per loro c’è un posto prenotato nella ciurma!

Questi ultimi giorni sono stati forrieri di incontri speciali come quelli con 2 giornalisti che sono venuti a me in maniera incredibilmente casuale. Vado in cerca di visibilità per il Popolo Saharawi contattando diverse redazioni, poi succede che mi fermo a mangiare una mela ai 2020 mt, in cima alla Cuesta de Miranda. Nel mentre arriva una macchina e scende Omar Barberis per ringraziare una madonna, come si usa fare qui. Mi vede e attacca bottone, parliamo un po’ del mio viaggio e mi chiede se mi può fare un’intervista. “Claro que si” gli rispondo, e lui tira fuori cavalletto, cinepresa professionale e microfono e ascolta con sorpresa tutta la “faccenda” saharawi. E’ un reporter freelance e sta terminando un documentario che si intitola “Aicuña non è un paese di albini”, che descrive la vita di 3 albini e il loro livello di integrazione in una piccolissima comunità di queste parti.

Il giorno dopo pedalo tranquillo verso Jachal e scorgo un tipo che mi sembra stia pescando. Mi vede e capisco che, per questo, sta interrompendo quello che stava facendo. Lo passo mengtre monta sulla sua bici da corsa e lo rivedo nello specchietto, mentre cerca di raggiungermi. Rallento e mi si affianca, cominciano a chiacchierare. Lui un po meno, l’affanno lo coglie a ogni pedalata.

All’ingresso a Jachal faccio per salutarlo e lui “Ti dispiace se ti faccio un’intervista per radio?”. Tira fuori quella che pensavo fosse una canna da pesca invece è una radio con un’antenna bella lunga e entra direttamente nel programma della radio del paese vicino. Mi manda in diretta e racconto a chi è in ascolto le mie peripezie e l’obiettivo del viaggio.

Lo stesso giorno, al pomeriggio sono seduta al parco su una panchina e osservo con timore per il giorno dopo gli alberi piegati dal vento. Vedo da lontano un vecchietto che sta puntando tra mille panchine vuote proprio la mia. Si fa largo di fianco a me “Joven como estàs?”. Parla come si fa quando simita un vecchietto e ha un aspetto alla Teomondo Scrofalo. Anche con lui facciamo 2 chiacchiere sul tempo, sulla delinquenza ecc. e poi quando gli dico che viaggio da solo mi risponde “Mierda che!” Certo che ognuno ha i propri modi di dire, ma sentirlo dire così mi ha stimolato una bella risata, e anche a lui.

Pedalisticamente parlando sono sceso un tot, in questi giorni ho viaggiato bello spedito, fermandomi in corrispondenza delle città o dei paesini in cui immaginavo avrei trovato da dormire. Solo che le distanze si sono fatte lunghissime. I paesi sono sparsi su un territorio infinito. Mentre pedalo in mezzo alla pampa, mi acorgo di arrivare quando vedo in mezzo al nulla una macchia verde, alberi piantati che mi comunicano che la meta è vicina. Gli ultimi 2 giorni sono stati da 170 Km alla volta! Il vento si sta facendo micidiale. Per 2 giorni c’è stato quello che chiamano “vento di Sonda” che viene dal Cile, mi spinge a sinistra in mezzo alla strada ed è caldissimo, anche se non ce ne sarebbe bisogno. Per il caldo che fa mi sveglio alle 5 e parto alle 6 per fare più strada possibile prima che inizi la cottura. Ieri invece è cambiato, è stato vento da sud, perfettamente contrario, continuo e intenso. Ce l’ho avuto contro per gli ultimi 150 km. Ci ho messo la bellezza di 13 ore ad arrivare a Mendoza, mentre il giorno prima ce ne ho messe la metà. Con Bomba ci stiamo temprando bene bene. Ora vado veloce perchè il panorama per ventinaia di km è molto simile ed un poco noioso, poi tra l’inizio e la fine c’è l’assoluto nulla. La mia mappa tra Jachal e Mendoza segna un paese che si chiama Talacasto. Ci arrivo e ci trovo una casa con dentro un paio di bagni e un negozietto che vende acqua bibite e biscotti…

A volte mi trovo a cercare di stare sulla linea bianca come un gioco che mi fa passare il tempo, oppure a cantare a squarciagola disturbato dal puzzo dei corpi in putrefazione di asini e cavalli al bordo della strada.

Ci sono però state anche alcune perle come la Cuesta de Miranda in cui ho riabbracciato la montagna, salendo fino a 2000 mt in mezzo a una terra rossa ottimo sfondo per un film con John Wayne. Dalla cime si scende e si passa a un paesaggio completamente verde in meno di un attimo. La Cienaga, un lago che si sta prosciugando con sullo sfondo uno ei tanti 6000 che mi accompagneranno quando riprenderò a scendere. Sì, perchè adesso sono fermo a Mendoza, la città che fino ad ora mi sta più addosso. Tanti parchi, gente rilassata, cinema, teatro e un ostello con persone molto simpatiche. Oggi è servito per riposarmi e per sbrigare una faccenda… Da quando sono partito gli Alternattivi, quei matti con cui vado in montagna,non fanno più un uscita per il maltempo. Uno dice “Sfortuna” ma in realtà l’anno scorso non ne è saltata nemmeno una, ricordo una mitica uscita in Grigna in mezzo a acqua e neve, un San Valentino speciale, picozze friggere sopra Alleghe… Insomma voglio dire che in verità c’è un incantesimo che regola il clima avverso e che sarà rotto solo quando io farò un’escursione dall’altra parte del mondo. Beh Alternattivi! Il giorno del riscatto è arrivato, riprenderete con le escursioni perchè io ho appena comprato un permesso di 3 giorni per il parco dell’Aconcagua!!!!! Vi porterò idealmente con me a guardare la cima più alta d’America.

Qui il link di un articolo che mi ha pubblicato Mendoza Opina

Per vedere tutte le foto clicca su quella qui sotto con questa bella tavola imbandita

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