Apro gli occhi, sono le 6. curioso guardo la temperatura in tenda. C’è 1°, rimango nel sacco, ma la voglia di uscire dalla tenda è tanta. Mi riappisolo ancora un po’ e alle 8 vado fuori, non c’è ancora nessuno, il campamento di Confluencia sta riposando in attesa di una nuova giornata di ascese. Quando i raggi del sole cominciano a fare capolino, le tende iniziano a muoversi, i primi sbadigli, i primi saluti, la vita riprende. Rumore di stoviglie, fornelli in azione per una colazione abbondante in vista della giornata.
In 30 minuti si passa da avere addosso 3 strati di vestiti a rimanere in maniche corte, con la testa coperta per proteggerla dai potenti raggi di un sole che scalda già dalle prime ore della mattina.
Ognuno degli “andinisti” presenti ha i propri piani ben precisi. Per essere qui bisogna procurarsi un permesso e ne esistono di 3 tipi: da 3, 7 e 20 giorni. Il più lungo è per chi tenterà di raggiungere la vetta. Nel campamento c’è un bellissimo clima, per trovarsi in questo posto bisogna amare la montagna ed averla frequentata. Qui ci sono ragazzi e ragazze che da soli proveranno proveranno a salire fino in cima, hanno programmato le tappe, il cibo, l’acclimatamento e soprattutto stanno realizzando un sogno coltivato chissà da quanto tempo. La salita, mi dicono, tecnicamente non è difficile, sono necessari una ottima preparazione fisica e mentale e poi è indispensabile regolarsi bene con l’idratazione, l’alimentazione e soprattutto l’acclimatamento alle alte quote. Naturalmente poi c’è la variabile più importante di tutte che è il tempo, quella che ha costretto un gruppo di spagnoli a 5 giorni al campamento nido de los condores a 5500 mt a causa del vento troppo forte. Per loro il sogno è svanito e me lo racconta uno di loro sulla strada del mesto ritorno, ma già battagliero nel volerci ritentare o nel provare dall’altra parte del mondo con il Baltoro.
Qui poi ci sono le spedizioni che, profumatamente, portano i turisti a percorrere tutte le opzioni, dall’ascesa fino in vetta al “giretto” che ho fatto io (per cui chiedono 390 dollari americani!!!).
Il giorno della salita siamo in 7-8 con le tende che viaggiamo senza guida. Mi accompagnerà nel trekking Pierre, un giovane francese conosciuto sul bus che con la sua tenda noleggiata a Mendoza ha come me un permesso di 3 giorni. La lingua comune purtroppo non sarà lo spagnolo ma diventerà per 3 giorni l’inglese. La montagna sognata la puoi vedere da lontano, ma solo una fettina, il resto è nascosto dietro ad altre pareti e ti invita a farti largo. Il sentiero sale al fianco del fiume e arriviamo a vedere da dove pesca l’acqua che beviamo nel campamento. Il cielo è di un azzurro marino. Neanche una nuvola. Il passo è spedito e animato dalla curiosità di vederLA.
L’Aconcagua man mano che saliamo si concede sempre un po’ di più e ci affianchiamo al suo ghiacciaio, come i bimbi allo strascico della sposa. E’ tutto coperto di sabbia, non sembra neppure un ghiacciaio. Il sentiero qui si divide in mille rivoli. Si può percorrere direttamente il greto secco del fiume o il ghaione che “guarda” la morena. Al Mirador la vista è spettacolare, piena sulla parete pronta per essere scalata. Chi va in vetta per la via “normale” non lo farà su questa parete, ma dietro. Su questa si sono cimentate spedizioni di tutto il mondo e naturalmente esiste anche la variante Messner. Pierre è esausto e si ferma, io procedo verso Plaza Francia, meta finale del nostro trek. Ci arrivo dopo altri saliscendi sabbiosi e mi ritrovo sotto la parete. Lo spettacolo è indescrivibile, il bianco accecante, la montagna è immensa, sembra caderti addosso. Mi fermo per immortalare l’ennesimo momento incredibile che mi regala questo viaggio. Oggi solo io arriverò qui.

Sahara Occidentale libero sotto l'Aconcagua
Il mezzo che mi verrà a recuperare se schiaccerò il bottone 911... in realtà verrebbe l'elicottero..
E andiamooooooooo!
Alcune spedizioni usano i muli per portare cibo e bagagli
Campamento di Confluencia (3400 mt)
Non han paura di niente!
Stasera dormirò più tranquillo sapendoti qui sopra a vegliare
Permesso di 3 giorni... ma nonmbiati è il mio!!!!!!!! E' di Pierre, ce li siamo scambiati
Il ghiacciaio
Aridità
Meraviglia
Fine dell'escursione (4200 mt)
Scesi sul ghiacciaio per qualche foto
Mark tenta inutilmente di farsi strada sul ghiaccio
Pierre in mezzo a un tratto di pietre bianche
Vittoriosi
Atardecer sul campamento e sulla mia tendina
Sulla via del ritorno
Laguna de los Horcones