Sono tanti gli stimoli che vengono fuori giorno dopo giorno e sono stati finora sempre legati alla curiosita’ di scoprire posti nuovi, nascosti dietro un nome sulla mia mappa. In questi ultimi giorni ho aggiunto un altro contenuto, ho deciso di seguire la “buena onda”. Tra le diverse possibilita’ alla fine ho deciso di passare in Cile con il “Cruces de los Lagos” che abbina 3 barche a 4 bus per l’attraversamento delle Ande. Per i ciclisti i pezzi in bus si fanno con la propria cara bicicletta. Mi sveglio alle 5.15 al campeggio e cercando di non svegliare nessuno smonto la tenda, mangio un superpanino con dulce de leche e alle 6.30 saluto Bariloche e mi avvio verso Puerto Pañuelo dove mi attende il primo traghetto. Alle 8 arrivo al porto. Sono l’unico ciclista, sono un po’ sudato e l’arietta diciamo che e’ frizzante.. Dopo 20 minuti arriva un pickup con 6 biciclette e i rispettivi proprietari. Penso “Comodi loro, io faccio una levataccia, mi sparo 1 ora e mezzo di su e giu’ e questi arrivano in macchina!”. Hanno tutti le borse di dietro e danno l’idea di stare per iniziare una grande avventura. Saliamo tutti e il battello parte, vado fuori per fare una foto ma fa troppo freddo e rientro subito. Il lago e’ contornato da una foresta rigogliosa, il cielo e’ coperto e nasconde le cime innevate intorno a noi. Dopo un’ora scendiamo e i “pedalatori” iniziano il primo tratto di 3 km. E’ qui che inizio a conoscere questi 6 ragazzi che da subito, per la loro allegria, la loro spontaneita’ e soprattutto per il loro entusiamo mi contagiano. Altro traghetto e controllo doganale alla frontiera argentina. Ci fermiamo per mangiare. In Cile sono molto restrittivi con l’importazione di cibo fresco e finiamo tutto quello che sappiamo non poter portare di la’. Il secondo tratto in bici e’ di 25 Km di sterrato in mezzo ad un bosco verdissimo, i primi 4 km sono una salita ripidissima che ci porta al passo dove festeggiamo l’impresa. Da li tutta discesa. Tutti con il casco, si lanciano in velocita’, mentre io faccio largo uso del freno, ancora molta strada mi aspetta e non si rischia niente. Miguel fa un volo ma senza conseguenze. Peccato che si vogliano fermare a Peulla, io seguiro’ per Petrohue’. Al controllo cileno si fermano per un mate mentre io mi affretto per non perdere l’ultimo traghetto su cui salgo con la curiosita’ di cominciare a vedere le prime differenze tra Cile e Argentina. Il battello sta per partire ed arrivano anche loro in tutta fretta. Hanno cambiato idea e vengono anche loro di la’. Mi sbraccio per farmi vedere e vengono a sedersi di fianco a me. Preparano un mate che ci beviamo durante il tragitto. Al gusto bisogna un po’ abituarsi ma mi piace molto la maniera di “compartir” tra tutti, senza che nessuno si metta con la mano a pulire dove altri hanno messo la bocca, come siamo abituati da noi. Bersi un mate in qualche maniera riduce la distanza tra le persone. A Petrohue’ loro decidono di proseguire per Enseñada mentre io rimango per dormire nel camping dall’altra parte del fiume. Li vedo allontanarsi e mi dirigo verso uno dei proprietari di lance per contrattare il passaggio, ma dentro di me sento che qualcosa mi dice di cambiare idea. Basta che il tipo mi dica un prezzo un po’ piu’ alto di quello che mi aspettavop per farmi prendere una decisione che gia’ in qualche modo era stata presa… Mi lancio all’inseguimento dei 6 e insieme andiamo al camping di Enseñada. Quando li ho visti andare via ho pensato che sarebbe stato bello abbandonare un po’ km e mappa e “aprovechar” della compagnia e dell’energia di questo simpatico e affiatato gruppo di cicloviajeros. E ho fatto bene! Al camping non accettano pesos argentinos e mi faccio cambiare un po’ di soldi dai ragazzi. Ci mettiamo in riva al lago, piantiamo le 2 tende, la mia e la loro, in cui cercheranno di dormire in 6, stretti stretti. In 2 vanno a fare la spesa e prepariamo una pasta condita con un sugo di carne, versione vegetariana per me. Trinchiamo un po’ di buon vino rosso in cartone e chiacchieriamo fino a tardi prima di infilarci nei sacchi a pelo. C’e’ un umidita’ pazzesca che alla mattina fa gocciolare le bici. Mi alzo presto come sempre e mentre dormono lavo tutto e inizio a scaldare l’acqua. Quando si svegliano ho gia’ fatto colazione e sono pronto per partire verso il vulcano Osorno che la mattina si mostra in tutta la sua imponenza dominando il lago. Faccio in tempo a percorrere 8 km di salita con una pendenza esagerata (12 km per salire di 1200 mt….) e mi fermo al limitare del bosco. Il vulcano e’ impressionante e per fortuna spento da molto tempo. Da sopra si vede il lago ed il camping. Non vado oltre, voglio tornare dai ragazzi prima che vadano via e mi fiondo in discesa, volando a 65 km/h!! e raggiungendo il camping dopo circa 1 ora e mezzo dalla partenza. Le tende scaldate dal sole ora sono asciutte, facciamo su tutto e partiamo verso Puerto Varas. Non mi pongo il problema di distanze e tempo, mi va di stare in loro compagnia e mi metto a ruota. Pedaliamo il giorno ad un ritmo da passeggio, con un forte vento contro. Ci fermiamo piu’ volte per riunirci, e per mangiare ci fermiamo in una dispensa e compriamo un po’ di roba per farci dei panini. Sono un gruppo al risparmio e mi piace lo spirito, lo condivido alla grande. Intramezziamo con 2 tocchi con il pallone e terminiamo alla spiaggia di Puerto Varas ad aspettare Miguel e Paul che arrivano dopo 40 minuti. Paul non ha la catena!!! si e’ rotta e posso ricambiare il loro aiuto al campeggio con i soldi, con il mio smagliacatena che Peter usa per aggiustarla mentre io vado a fare un prelievo in centro. Ci troviamo un posto che si chiama Casa Yoga e piantiamo le tende nel giardino. Gonzalo, il padrone sembra un indiano, fa corsi di yoga, la casa e’ tappezzata di immagini di divinita’ indiane. Il suo modo di fare e’ molto amichevole, “sentiamoci a casa nostra”, con “corazon abierto”, very very new age. Nel giardino inziia a spiegare come funziona con il bagno, la cucina e soprattutto cosa costa tutto. Dopo un po’ mi stanco di sentirlo, mi sembra molto interessato al portafoglio piu’ che al’anima… Riposiamo un po’, un mate e ci prepariamo per uscire a mangiare qualcosa finendo in centro, buio per un problema di corrente elettrica in citta’, entrando in locali a lume di candela per vedere il menu e verificare la compatibilita’ con le nostre tasche. Non abbiamo scelta, i prezzi sono alti e finiamo in una birreria dove Manuel si esibisce a torso nudo. Mangiamo, beviamo una birra artigianale di Osorno molto delicata e un filo dolciastra e torniamo a casa. Questa mattina purtroppo e’ arrivato il momento di salutarsi. Ho passato 2 giorni molto divertenti con questo gruppo di ragazzi molto genuini, chi studia, chi lavora, la testa sempre sulle spalle. La loro compagnia e’ stata un’altra delle tante ciliegine che sto mettendo sui una torta gia’ di per se appagante che mi fa sentire pieno. Mi ha fattio enorme piacere che si dicessero sorpresi di vedere come da subito mi fossi trovato sulla loro frequenza d’onda, lo stare allo scherzo, il cancellare da subito le distanze, il raccomtarsi a 360 gradi. Mi sono anche esibito in una serie di barzellette tra cui la mitica “Pino” per chi la conosce che ha piegato le pance. In loro in qualche modo mi sono rivisto io. L’entusiasmo del viaggio, della scoperta, ma anche dello stare bene insieme ai propri amici. Un viaggio con Calza zaino in spalla sulla costa adriatica, dormendo poco in spiaggia e “crollando” in casa di un amico il giorno dopo ade sempio e’ un’immagine che mi e’ ritornata alla mente vedendo questo gruppo, oppure il primo Oktoberfest in camper. E’ stata una boccata di aria nuova che mi ha lasciato un bel sorrisone e belle amicizie che spero non rimarranno solo virtuali. Auguro loro di passare gli altri giorni alla grande e di rivederci in giro per il mondo. Grazie ragazzi!!!! Io invece ora sono a Puerto Montt un posto cosi’ cosi’ diciamo, niente di speciale, ma la Carretera Austral inizia qui. C’e’ un cartello a indicarmelo e ora mi prendo un po’ di tempo per organizzarmi il Cile!

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