Per la prima volta da quando ho lasciato Lima, ho ritrovato il mare, o per meglio dire l’Oceano Pacifico. Chiloe’ e’ un’isola lunga circa 200 km. E’ una collina continua e per la sua conformazione costringe l’ignaro (o sprovveduto) ciclista a un saliscendi continuo. E se fosse solo per questo, ho voluto la bicicletta… ma il fatto e’ che qui le strade le hanno costruite uniendo le citta’ come si fa con il giochino dell’unire i puntini sulla settimana enigmistica. Con una bella linea retta, decisa, dritta. Le pendenze sono spaziali. In discesa quando guardo la salita che mi aspetta scuoto la testa “questa e’ impossibile!”.
La strada che scelgo una volta sbarcato dalla “barcaza” e’ quella che costeggia l’isola a est. Tutto un bel ripio con tanti sassi e tante buche. In salita a volte non ci provo neanche, scendo e spingo. In discesa faccio largo uso dei freni per non rischiare di volare. Tra l’altro appena arrivato un carabinero mi ferma e mi dice che dovrei usare il casco, ma non perche’ c’e’ una legge cilena (sara’ vero?!?!?) ma per la mia salute. “saro’ prudente signor carabinero!”.
La gente che incontro e’ abituata al turista e quando incrocio gli sguardi per un saluto le teste si girano e mi riportano un po’ a come siamo abituati a casa… Mi pare gente un po’ piu’ chiusa di quella incontrata finora, ma naturalmente e’ solo un’impressione che come tutte quelle che ho avuto era moto condizionata dal mio stato d’animo che in questi giorni era a sua volta condizionato dalla fatica boia a spingere sul ripio 50 kg di bici.
L’isola e’ verdissima, ci sono fiori dappertutto che profumano l’aria, gialli, viola, fucsia. Vacche, pecore e qualche cavallo sono gli animali che si vedono ogni tanto dietro a un recinto. I cani qui si fanno nuovamente aggressivi, tentano di lanciarsi addosso alla bici e quasi rimangono impiccati alla catena. Quelli senza catena adempiono bene al loro lavoro di guardia e uno, piccolo ma agüerito riesce ad attaccarsi ad una borsa con i denti e me ne accorgo perche’ riesce a rallentarmi di colpo. Poi molla la presa prima che mi porti via con me denti e gengive. Le case sono di tutti i colori, i tetti in alluminio (spero per loro non ce ne siano in eternit). Il legno e’ il materiale con cui sono costruite e alcune usano legno di alerces che e’ un albero tipico di questa fascia di Cile. Anche le chiese sono di legno, sono piu’ di 60 e dichiarate patrimonio dell’umanita’ da parte dell’UNESCO. Carine ma in tutta onesta’ mi sembra un’esagerazione. Arrivo a Quemchi dopo un’oretta di pioggerellina sottile e continua e mi trovo un hospedaje familiar che e’ in pratica una stanza a casa di una famiglia che di mestiere fa l’”albergatore”. La stanzetta e’ molto carina cosi’ come il paesello che non visito per bene perche’ la stufetta in cucina e’ troppo attraente. Esco solo per provviste per prepararmi una bella cenetta. La mattina seguente la signora mi presenta una delle migliori colazioni da quando sono in viaggio, con torta e marmellata di lamponi fatte in casa. Spetacuel! Ben nutrito riparto a pedalare sul ripio e imbocco una deviazione per una cascatella bellina e “guado”, saltando su pietre, il fiumiciattolo per arrivare sotto al getto d’acqua.
Arriva l’asfalto ben prima di quanto dicesse la mappa che mi han dato qui all’ufficio información e di questo ne sono piuttosto felice. La velocita’ media aumenta e mi porta a Castro, la capitale dell’isola, che raggiungo naturalmente con una discesa ripidissima che oggi mi e’ costata cara. Vado dritto al Diario La Estrella dove ho un contatto per una intervista che mi fa una simpatica signora a cui regalo una moneta italiana. In cambio mi Childe se voglio una moneta cilena…. simpatica…
L’ostello in cui dormo lo stanno ancora dipingendo. I letti sono tutti da fare, ma e’ attaccato al porto dove stamattina sono stato per vedere se mi facevano salire pur non avendo comprato il biglietto (tutti gli uffici erano chiusi). L’idea era quella di prendere l’unico traghetto che in comode 8 ore mi avrebbe portato a Chaiten in piena Carretera Austral. Quando alle 7.30 incontro il responsabile mi dice che si puo’ fare ma devo paare il posto a sedere oltre alla bicicletta, ma non ci sara’ nessun posto a sedere per me perche’ e’ tutto pieno. In 5 secondi maturo la decisione di non prendere il traghetto per un paio di buone ragioni. La prima e’ che per una questione di precisione la Carretera Austral la voglio percorrere TUTTA, dal’inizio alla fine. La seconda e’ che il tipo della nave mi stava un po’ sul culo…
Ho quindi riattraversato l’isola ma questa volta al centro, sulla ruta 5 che e’ la Strada principale dove passano molte piu’ auto, anche se per la verita’ non si puo’ dire che sia trafficata. La strada porta in cima a una collina da cui oggi, con il cielo azzurro, ho potuto ammirare una fila di dieci cime innevate, le Ande che fra un paio di giorni comincero’ nuovamente a fiancheggiare. Ora sono ad Ancud in un altro hospedaje familiar in cui ho un PC tutto per me e ne sto approfittando per mandare il comunicato su viaggio e progetto a giornali e TV cileni, oltre che per cazzeggiare bellamente.
L’Isola di Chiloe’ e’ stata una piacevole pausa che mi sono preso dalla montagna. Ma ora dopo aver intravisto all’orizzonte quella decina di cime bianche, la voglia di arrivarci sotto e’ troppo forte e domani rifaccio un pezzo di strada noiosa gia’ percorso e arrivero’ al km 0 della Carretera Austral che sara’ un’altra incredibile avventura di questo viaggione..

Per tutte le foto clicca su questa salitona!

Pedala e spingi!
Senza barca
Capelli da orang utan
Bienvenido a Chiloe'
rivedo un po' di mare
Giuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!
La vedo dura
Inizia a spioggerellare
Umido
Il vino in cartone stona un po, lo so, ma come faccio a portarmi dietro una bottiglia?!?!?
La cucinetta a Quemchi
Con acqua e senz'acqua
Up and down
Guardiamo pure!
Son quasi tutte di questa forma
Da lontano
Da vicino
Ci sto pure io
Chiesa a Dalcahue
Viva Fidel!
Palafitte.. non si sono ancora evoluti questi isolani...
Intervista!
Chiesa seria a Castro
Si vede anche al buio