Dopo il passaggio all’ufficio informazioni a Trevelin, sono capitato all’ostello Casa Verde, con l’idea di fermarmi per la notte e trasferirmi al Parco qui vicino. In via del tutto speciale mi danno una stanza tutta per me visto che la stanno ancora mettendo a posto e il piccolo dormitorio e’ gia’ pieno. Appoggio la mia roba, faccio una bella doccia calda e scendo nel grande salone tutto in legno. Mi siedo su un comodo divanetto in stile orientaleggiante e lo sguardo si perde oltre la grande vetrata, sulle montagne che costeggiano il Parco Nazionale Los Alerces. In sottofondo una compilation di pezzi lenti di A. Morissette e fuori un cielo grigio da cui scendono le prime gocce. “Ho un po di gente che mi sta chiamando per un posto, mi servirebbe sapere se pensi di rimanere anche domani” Alla domanda di Viviana, la responsabile dell’ostello rispondo senza pensarci “Si!”. Sento feeling tra me e questo posto, qui direbbero che c’e’ buena onda. Sbircio tra i libri sparsi qua e la su alcune mensole e l’unico in italiano e’ Post Office di Charles Bukowski. Inizio la lettura ridendo da solo mentre cominciano a rientrare dalle loro giornate gli altri ospiti. Sono per lo piu’ argentini. Una buona parte di loro viene qui da anni, poi ci sono quelli come me “mordi e fuggi”. Poi c’e’ Edu, un tecnico informatico di Buenos Aires che sta qui da Novembre e conta di rimanerci fino a Marzo con l’idea di farsi un gruppo di clienti per potersi trasferire. Combattera’, senza esito, per un giorno intero con il laptop che mi porto appresso e che non si lascia nemmeno formattare, che sia posseduto? Ripaghero’ il suo sforzo con una bottiglia di buon Mallbec.
L’ambiente e’ caldo, c’e’ chi legge, chi cucina, chi chiacchiera e chi prova a risolvere (tipo io), senza riuscirci, quei giochetti artigianali tipo costruire una croce su tre dimensioni con 6 pezzi di legno…. Il cattivo tempo invoglia a socializzare e tra argentini e un italiano si fa presto. Passo qualche giorno a gironzolare tra l’ostello e il supermercato che qui si chiama L’Anonima (avranno qualcosa da nascondere?) Mi preparo qualche buona cenetta e mi rilasso. Una mattina prendo Bomba e ce ne andiamo a visitare l’ala sud del parco dove c’e’ una grossa diga che contiene un bacino d’acqua in una zona dove si trovavano 5 laghi che alimentavano il Rio Futaleufu (Grande fiume) rendendolo adatto a rafting e kayaking anche nella sua parte argentina. Dopo la costruzione della diga per queste 2 attivita’ si deve passare la frontiera ed andare in Cile. Qui viene gente da tutto il mondo perche’ questo fiume pare essere tra i migliori al mondo (e tra i piu’ pericolosi) per gli sport acquatici.
Non potendo continuare ad oziare all’infinito, mi sparo un paio di giorni al Parco nazionale Los Alerces che si rivela essere un vero paradiso per chi ama camminare in montagna. E’ un Parco pieno di laghi e cime da conquistare. Su consiglio degli amici all’ostello mi fermo nella zona del Lago Verde dove pianto la tenda in un camping. Il tempo non e’ dei migliori ma e’ previsto in lento miglioramento. La mattina dopo scelgo il trekking al Cerro Petizo (1750 m). Inizialmente costeggio il lago Menendez da dove si dovrebbe vedere un ghiacciaio che mi rimane coperto dalla nebbiolina. Il sentiero comincia a salire stretto. La pendenza aumenta e mi ritrovo immerso in un bosco di bambu che leggo essere una pianta che “cresce specie dopo gli incendi, fiorisce dopo 20 o 40 anni e poi muore”. Dopo circa un’ora sbuco al fiume che diventa il sentiero. Comincio a zigzagare tra i massi cercando di non bagnarmi e soprattutto di non scivolare. Il sentiero imbocca una una cresta che sale ripidissima fino ad arrivare alla prima neve. Il cielo e’ ancora tutto coperto e oltre a me non c’e’ anima viva. Continuo fin sopra al secondo nevaio e li il vento si fa forte, le nuvole si abbassano. Sono praticamente ala cima che mi hanno raccontato esere piana, ma non mi va di rischiare di rimanere in mezzo a un piovasco a quest’altura e decido di iniziare il ritorno per la stessa via. Nonostante il tempo coperto riesco a godere di una bellissima vista sull’altra vallata, anch’essa punteggiata di laghi. Comincio a scendere e incrocio gli unici altri 2 trekker di oggi su questo sentiero che mi chiedono le solite cose che vuol sapere chi sta salendo. Per loro il cielo gradualmente si aprira’.
In questi giorni di passaggio Cile/Argentina le differenze tra questi 2 mondi cominciano ad emergere. I cileni sembrano un po’ piu’ formali, un po’ piu’ chiusi, mentre cn gli argentini sembra di stare a casa, ci si intende al volo, le battute vengono capite e la frequenza d’onda e’ la stessa. Per uno che viaggia in bicicletta in Cile e’ meglio per il reperimento del cibo, perche’ si trova senza problemi, ci sono despense e almacenes un po’ ovunque e soprattutto sono piu’ o meno sempre aperte. In Argentina c’e’ la “siesta” che spesso mi ha fatto trovare i negozi chiusi proprio mentre volevo comprare da mangiare e questo mi obbligava a fare provviste, che significa trasportare peso. Il cibo non cambia moltissimo, il dulce de leche in Cile si chiama manjar e la qualita’ e’ peggiore e mi invita a cambiare la fonte di zuccheri… Sull’accento e sulla parlata poi non ci sono dubbi, l’argentino e’ davvero molto piu’ caldo, con tutti i nomignoli che ti affibiano amichevolmente (gordo, flaco, papito, che…) e la pronuncia della doppia L e della Y. In Cile la parlata e’ piu’ cantilenata e va verso un acuto per pi riabbassarsi e riandare verso un acuto. C’e’ l’abitudine di tagliare le parole e la comprensione e’ un po’ piu’ complicata. Poi mi sembrano un po’ piu’ lenti a capire battute e anche nei rapporti, tipo ieri chiedo se posso avere un PC in un Cyber e il ragazzo mi dice che deve chiedere a suo padre, li a fianco, di spegnere la macchina del gelato per accendere i PC (problema elettrico…). Sparisce, rientra e continua a lavorare. Io rimango li, penso che stara’ aspettando qualcosa, poi dopo un po’ gli chiedo “allora e’ possibile?” e lui scuote la testa dicendomi di no. Mi vedeva he ero li ma non gli veniva in mente che stavo aspettando. Situazioni come queste mi sono sucecsse qui altre volte, come anche in Peru e soprattutto in Bolivia. In Argentina invece mi sono sembrati piu’ svegli da questo punto di vista.
Ora sono di nuovo in Cile, dopo aver pedalato con fatica per un gran indolenzimento a quadricipiti e tricipiti per la salita al Petizo, da far fatica a scendere le scale. Uno pensa di essere allenato dopo piu’ di 7000 km in bici ma camminare e pedalare impegnano muscoli diversi e pago dazio. Domani vado verso Villa Santa Lucia in cui dovrebbe esserci Samanta ad aspettarmi che ora e’ arrivata a Santiago. Gli ultimi 2000 km del viaggio saranno quindi in piacevole compagnia. Finora ho goduto di una bella solitudine che mi ha arricchito tanto, mi ha dato tanto tempo per filosofeggiare tra me e me. Il silenzio mi piace, non sempre mi va di chiacchierare. Ho scoperto invece, grazie al viaggio, che mi piace tanto condividere le mie esperienze. Attraverso il blog, le interviste e qualche contatto con skype o messenger. Da domani potro’ “compartir” questa mia favolosa esperienza anche con una persona con cui ho condiviso tanto negli ultimi anni e sara’ sicuramente una bella storia!!! e inoltre potro’ riprendere a fare foto con una macchina fotografica normale!

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