La decisione scatta in una notte passata in tenda di fianco a un fiume, quasi sotto a un ponte, come si direbbe. Domani si va al Calafate, non ci possiamo perdere il ghiacciaione. L’asfalto facilita, abbiamo fretta, vogliamo arrivare al bivio prima che il vento si alzi visto che, nel caso, ce l’avremmo contro. Non ci sara’ vento tutto il giorno… All’ufficio informazioni la signorina mi dice che l’ultimo bus per il ghiacciao parte dopo un’ora e mezzo, appena in tempo per correre a cercare un’alloggio e fare la spesa per i 2 giorni successivi. Ritorno dopo mesi su un bus. Gente che parla e il finestrino a separarmi dalla strada… La’ fuori i guanachi non vengono neppure visti dai turisti assonnati o intenti a leggere. Per fortuna riprendero’ la mia amata Bomba, ma nel frattempo mi godo un ghiacciaio incredibile, che ancora avanza. Lo spettacolo e’ assoluto, immenso. Ogni tanto il rumore di crolli di colonne di ghiaccio fa gridare i turisti in attesa dell'”evento”. La macchina fotografica tenta di catturare l’imponenza di questo monumento naturale ma invano, bisogna essere li, ascoltarlo, lasciare che la vista si perda fin sopra alle montagne e poi verso il cielo. Illuminato dal sole emana riflessi azzurrissimi. Rimango incantato per un’ora, ma il freddo ci costringe in ritirata nel bar che attende i turisti nella trappola… Dal Calafate ci aspettavano 2 tapponi da 150 km ciascuno. Nel primo abbiamo fermato “a dedo” un pick up per farci dare un passaggio per superare almeno 20 km gia’ fatti il giorno prima. In tutto il tratto il vento che soffia costantemente da ovest ci spingera’ come mai mi e’ capitato. La sensazione e’ quella di avere uno dietro che ti spinge. Senza fatica ci si spara a 35/40 km all’ora che con le borse e tutto e’ una bella velocita’. Dopo una costa che ci porta a salire di almeno 500 mt ci troviamo sulla pampa alta e li il vento spinge a dx, facendoci rischiare di finire in mezzo alla strada. Per una mezz’ora passiamo anche un po’ di paura visti i racconti che altri riportavano di voli causati dal vento… Pedaliamo alla grande, sperando sempre che la strada prenda una bella piega a sn e si metta in linea con il vento. Arriviamo a La Esperanza verso le 17. E’ un paesino in cui dormono i lavoratori dell’estrazione del petrolio e i prezzi per le 2 pensioni sono inaffrontabili. Chiedo a un tipo che sta pulendo una baracca se ci sono altri posti. Mi porta da un suo parente che sta mettendo a posto un locale per farci un comedor economico. “Ma vi serve anche un bagno, una cucina?”. Quell'”anche” mi fa cogliere al volo la sua idea e gli rispondo “Abbiamo bisogno solo di un materasso”, e in un attimo ci ritroviamod entro la baracca che sara’ un riparo eccezionale, quanto basico, contro la pioggia di questa mattina. Ci svegliamo con un gran freddo fuori, il cielo completamente grigio e la disponibilita’ della sera prima da parte del padrone di portarci in auto a Rio Gallegos… Non passa il passaggio… Affrontimo la pioggia e il vento, sempre fido alleato e dopo un’ora, quella che era una piccolissima striscia azzurra all’orizzonte alla nostra dx diventa tutto il cielo e in un paio di ore stiamo pedalando sotto il sole e un cielo pieno di nuvole con toni di blu da cartolina. Il vaento e’ sempre fortissimo, quando e’ di lato ti fa sbandare. Provo per sfizio a tornare indietro per vedere come se la passano quelli che partono da Ushuaia. Impressionante, non si avanza. La cavalcata oggi termina dopo 150 km a Rio Gallegos, una citta’ che non ha nulla di speciale ma che mi fa sentire per la prima volta l’obiettivo vicino… mancano 6 tappe..