Stamattina alle 6.30 ero gia’ sveglio, con un bel sorriso stampato in faccia. In testa mi frullano tanti ricordi, immagini nitide di tutto quello che ho vissuto per arrrivare fin qui ad Ushuaia, la citta’ piu’ australe del mondo. Leggo che non si trova piu’ a sud di quanto Belfast si trovi a nord e questo spiega perche’ non fa freddissimo da queste parti. Scopro anche che il segnale del GPS pare essersi interrotto a Rio Gallegos e questo accidente tecnologico ha messo in apprensione la mia famigliola, ora rincuorata dal sapermi vivo e alla fine dle mio viaggio. Da Rio Gallegos e’ stata ancora una splendida cavalcata attraverso paesaggi ancora diversi. La Terra del Fuoco e’ una Provincia piuttosto ricca, con giacimenti di petrolio e molte fabbriche. Rimango sorpreso dalla dimensione di Rio Gallegos, Rio Grande ed Ushuaia. Incontro lavoratori che mi raccontano di essersi trasferiti qui dove e’ piu’ facile trovare un impiego e dove pagano meglio. Il territorio e’ un groviglio di confini e si ripassa nuovamente in Cile. Al porticciolo non c’e’ nulla per dormire al coperto e troviamo nel parador con annesso ufficio info il riparo dal freddo e la possibilita’ di piantare nel patio antistante la tenda. La strada che parte dal porto si inoltra nella parte cilena della Terra del Fuoco ma viene usata soprattutto dagli argentini che vanno e vengono da Rio Grande ed Ushuaia. Essendo su territorio cileno, i cileni hanno asfaltato fino alla cittadina di Cerro Sombrero, poi sono 120 km di ripio che gli argentini maledicono. Programmiamo 2 giorni e ci avvaliamo dei consigli di Jan, un cicloviaggiatore danese/canadese e ci fermiamo nel mezzo a Cullen dove c’e’ una centrale per la lavorazione del petrolio. Una volta c’era un piccolo paese nato all’inizio perche’ da queste parti si trovava un sacco d’oro. Ora rimane solo il ricordo del tempo che fu. Il tempo avanza e ora questa moderna centrale ci vede arrivare e chiedere informazioni su dove si possa dormire, ben sapendo dalle info che loro potrebbero avere una bella risposta pronta per noi. Con un bel sorriso un ragazzo ci dice di seguirlo e ci trova una stanza con 2 letti, ben riscaldata, ci da la chiave del bagno dei pezzi grossi che in questo momento non ci sono… e ci illustra i servizi che offre la planta, in particolare il cibo. “Dalle 5 si puo’ prendere un cafecito con pancito, poi verso le 7.30 si cena. Domani la colazione e’ dalle 6”. Domando ipocritamente quanto costera’ tutto questo e lui mi risponde “naturalmente nulla, noi non possiamo incassare denaro, ma qui alla planta il cibo avanza!”. Passare dal nulla in cui stiamo pedalando al confort di questo posto e’ un balzo piacevole che farebbe venire voglia di fermarsi un po’ di piu’, ma altra strada ci attende e la mattina dopo partiamo con gia’ un vento tagliente ad accompagnarci. Dopo 200 metri salto su un buco e la ruota di dietro sento che tocca il cerchio… bucata in un attimo. Controllo e vedo pure un raggio rotto. Fa troppo freddo per ripararla li, si torna alla planta dove rimetto in sesto Bomba e ci viene offerto un altro cefecito. Ripartiamo e arriviamo a San Sebastian,usciamo dal Cile e rientriamo in Argentina assaporando la fine del ripio. Da qui solo asfalto fino in fondo. Alla frontiera argentina pare ci sia un posto dove “quelli che viaggiano in bici” sono soliti passare la notte. Si trova fra i 2 bagni pubblici. C’e’ in effetti una stanza, una sala d’attesa, entro e ci trovo una panca, una stufa e una cucina con acqua e gas! Spettacolare! Ci faranno compagnia una coppia di canadesi anche loro in bici, un cileno e una spagnola che girano in autostop. La stufa riscalda l’ambiente, troppo, troppissimo, il clima e’ tropicale, dentro il sacco a pelo non si puo’ stare. Per fortuna viene presto mattina e si riparte sotto una leggera pioggerellina e un bel cielo grigio per un tratto monotono di strada fino a Rio Grande. Piu’ carino invece il pezzo successivo fino a Tolhuin in cui si costeggia il mare, si aprono finestre irlandesi con mille pecore sparse su un prato verde. Tolhuin e’ un paesino pittoresco che si trova proprio a meta’ tra Rio Grande ed Ushuaia. In bicicletta e’ una tappa obbligata. Bomba continua a comunicarmi che non se ne vuole andare. Sente la fine vicina. Dopo aver forato e aver rotto un raggio, si strappa la catena. Con me ho gli arnesi e la aggiusto ma sento Bomba piu’ triste che mai. Il passaparola tra cicloviaggiatori ci porta alla panaderia di Tolhuin che e’ una roba gigantesca, da non credere in un posto cosi’. Mi avvicino al bancone in mezzo a un sacco di gente e chiedo a una delle signore che stanno servendo “Mi hanno detto che questa dovrebbe essere tipo una casa di ciclisti”. Si apre in un sorriso e va a chiamare un ragazzo che ci dice di seguirlo. Ci infiliamo belli sudati in cucina passando in mezzo a ogni ben di dio in fase di preparazione. Arriviamo in magazzino dove c’e’ una stanza con un po’ di materassi per dormire e un bagno. Nel libro degli ospiti troviamo tracce del passaggio del gruppo del Cicloviaggiatore il mese scorso. Le belle info per fortuna passano e posti come questo diventano in breve un must per chi passa di qua. Il padrone, che qui ha decisamente fatto fortuna, e’ un ciclista, ma anche tanto altro, nel locale ci sono foto sue mentre mostra il gagliardetto della Panaderia in vetta a montagne innevate in Tanzania, in Antartide.. e ora e’ dalle parti di Mendoza che attraversa la cordigliera a cavallo.. Passiamo la notte con la coppia di canadesi che arrivano qual che ora dopo di noi e con un americano che da Ushuaia prendera’ una nave per arrivare poi dalle parti di Mendoza in coincidenza con un festival del vino a cui vuole assolutamente partecipare. Poi andra’ sei mesi in Colombia per imparare lo spagnolo e in seguito dovra’ tornare a casa a cercarsi un lavoro. L’ultimo giorno inizia con un freddo polare. Il cielo e’ terso e iniziano a salire. Ushuaia e’ l’unica citta’ argentina a ovest della Cordigliera e per arrivarci si deve superare il passo Garibaldi. La gamba non e’ un problema, giorno e’ di quelli speciali. Mentre pedalo cerco emozioni, ripenso al primo giorno, all’uscita da Lima, a tutto quello che e’ venuto dopo, alla fatica, agli incontri, a quello che ho provato. Mi si bagnano gli occhi, sono felice… poi CIAC!! Povera Bomba, cerca di dirmelo in tutti i modi che vuole che proseguiamo insieme, che continuo a coccolarla, a svegliarla ogni mattina e a metterla a letto ogni sera. Di nuovo la catena rotta. Mancano venti km, guardo Samanta “se non riesco ad aggiustarla me li faccio a piedi!”. Ma alla fine, con le mani completamente nere risolvo anche questo problema e ripartiamo fino ad arrivare al cartello di benvenuto ad Ushuaia. Samanta rompe l’emozione in un pianto liberatorio di felicita’ per un’impresa carica di significato e di emozioni conquistata cm dopo cm. Sono felice, il fisico potrebbe pedalare ancora, ma e’ giunto il momento di godersi una felicita’ conquistata in piu’ di 4 mesi di viaggio, dopo 9300 km percorsi. Un’esperienza che rimarra’ impressa indelebilmente nella mia memoria e che mi restituisce alla vita di tutti i giorni piu’ ricco di prima e con una gioia straripante di viveree godermi questa vita.

Vittoria!!!
2 toninas accompagnano la barcaza
Campeggio fuori dall'ufficio info del porto all'ingresso in Terra del Fuoco
Una ventina di km in compagnia del cane viaggiatore
Isolate..
Guanachi a sbalus
Oggi non passa l'autobus..
Ultimi 120 km di ripio
Servizio ristorazione collettiva alla planta de petrolio.. a sbafo
Grazie dell'ospitalita'!!
La planta di petrolio di Cullen
Gas
Altra foratura (e raggio rotto..)
Anemometro
Ale'!
Basta ripio, da adesso si va solo su asfalto
Alla frontiera, tra 2 bagni pubblici ci hanno messo sto posto.. ma vieni!!
Amici canadesi
Con gli occhiali trovati per strada! (dopo 5 paia rotti...)
Tramonto davanti alla Panaderia di Tolhuin
Dormire gratis e al coperto a Tolhuin nella mitica panaderia
Zorro!
Spuntino con vista sul lago Fagnano
L'ultimo passo
Manca poco
Gioia
Questo fa la coppia con quello all'ingresso in Argentina